«Ma però», Momo e Er Fest
di Lucia Medri
Una storia può essere raccontata inserendo tre “però” nella narrazione, che rimescolano per ben tre volte l’intreccio. Così quanto detto non è certezza incontrovertibile ma alternativa: una cosa non esclude l’altra, quello che accade potrebbe cambiare. Un’idea data è anche il risultato di una congiunzione avversativa, quindi lega legittimando un diverso punto di vista. E poiché i “ma” sono sempre meglio dei “se”, diremmo che la radicalità è anche questa, una scelta nonostante tutto, che riconosce e comprende il tutto, e allora prende posizione.
Momo Edizioni è «una casa editrice e un progetto culturale indipendente, fa libri e organizza eventi, costruisce ponti e reti, organizza relazioni e cultura. Pubblica libri per bambini e per ragazzi nella collana LibriMonelli e nella collana I libri di Momo; libri di fumetti nella collana Estranei, libri per adulti (saggistica politica e narrativa) nella collana xXx». Ma però non troverete nel suo catalogo testi che vi raccontano favole: la realtà e le questioni del reale – dalla politica, alla società, dall’insegnamento civico alla storia e all’educazione sessuale – diventano strumenti accessibili per osservare il mondo, attraverso un linguaggio che intercetta quello delle nuove generazioni senza la pretesa di saperlo parlare, perché ogni età deve avere la sua modalità di espressione, rivendicando il suo tempo e i suoi spazi. Questi libri si leggono ma però si possono anche usare, per costruirci un rifugio, scarabocchiare, per inserire nelle pagine i propri pensieri, appendere, per usare le copertine come manifesti in cameretta, piegare a mo’ di megafono, quando c’è qualcosa che deve urlare forte. Momo Edizioni appartiene a quell’intricato, perlopiù inconsistente e virtuale, sistema dell’editoria, un mercato che, come altri settori, è di grandi e di piccoli, di principali e di subordinati, di interessi e compromessi ma però, seguendo l’insegnamento di uno come Giangiacomo Feltrinelli, Momo si interroga a ogni pubblicazione come fare: “Come pubblicare libri utili e non solamente belli?”, “Come creare dei contenuti radicali comprensibili da tutte e tutti?”, “Come essere una casa editrice precaria «fatta dalle precarie e dai precari»”?
Ci sarebbero molte risposte, e sono esauriti i tre però a disposizione.
Intanto, Momo è un’officina di parole racchiuse in circa due libri pubblicati al mese. È anche un progetto di “editoria pedagogica” che in questo ultimo anno con Momo torna a scuola è stata nell’istituto Pisacane (I.C. Simonetta Salacone) nel quartiere Torpignattara – con laboratori sui mestieri del libro e sul rap, consumo consapevole, uso dei social, e anche alla scuola Raimondi a Tor Marancia. Momo viaggia nelle più importanti fiere sparse per l’Italia (Roma, Torino, Firenze, in quelle più piccole, di Fiuggi o Catania) e organizza le sue feste: La festa di Momo per due anni consecutivi (2019-2020), il Festival LibriMonelli per tre anni, (2020-2022) e ora (dal 2022) ha fondato ER Fest, un festival di territorio che presenta le migliori e ultime pubblicazioni di editoria radicale per produrre, rinnovare e sostenere la cultura indipendente.
L’ultima edizione di ER Fest si è tenuta gli scorsi 14 e 15 giugno nel Parco della Torre a Tor Marancia, organizzata con la collaborazione dell’Associazione Parco della Torre, l’Associazione Conflitti, il Monk Roma e con il patrocinio dell’ottavo Municipio di Roma. Due giorni pieni di libri, più di venti case editrici radicali, presentazioni, spettacoli, laboratori per bambini – quello sul riciclo e la lettura condotto da Erica Silvestri – e tornei di calcetto. Come hanno ricordato il secondo giorno, Giuliano Marotta e Luca Canali – autori di Tor Marancia Storia di un quartiere popolare di Roma (edito da Red Star Press) – mentre sulla Colombo costruiscono nuove abitazioni ecosostenibili, la cosiddetta FO.RO Living la foresta romana a Piazza dei Navigatori, la comunità del quartiere, chiamato anche “Sciangai”, ha ribadito l’attaccamento a un parco che si vuole sostenibile in primis per le persone, i ragionamenti, gli incontri. Impegno di cui sono intrisi anche i versi del rapper Chino, cantati per discutere del presente di Tor Marancia. Nell’informalità di una chiacchierata davanti una birra, hanno partecipato al festival Maicol & Mirco, che ha presentato il suo ultimo successo Favole per psicoterapeuti. Poi l’atteso Zerocalcare, accolto da una lunga fila per farsi fare “i disegnetti”, che ha parlato anche, ma non solo, del suo rapporto con il padre affrontato nel nuovo libro Quando muori resta a me. Abbiamo conosciuto di persona Franchino Er Criminale che, dopo aver dialogato insieme a Michele Rech in un dibattito dal tema La carbonara come metro de valutazione di un popolo, ha introdotto con Giulia Crossbow la sua prima pubblicazione edita da Momo e intitolata Me so’ magnato Roma, spiegando cosa voglia dire emanciparsi dallo spreco del food porn, combattere la pubblicità occulta e proporre una guida gastronomica indipendente. E, in chiusura di giornata, è arrivata La Scienza Coatta coi suoi consigli per la maturità, per cui la matematica è sì un’opinione. Il giorno dopo, la presentazione del libro Te che sei la mia Roma, con Umberto Liviadotti, Andrea Catarci e Sandro Gobetti, per riflettere sull’importanza aggregativa del romanismo. A chiudere la seconda e ultima giornata, l’autore e attore Davide Grillo nel reading Tre racconti belli e uno mio, facente parte di un progetto itinerante per i quartieri romani, ha alternato il suo racconto dal titolo L’altro ieri alle letture di: Flavia Fazi, con un estratto dal suo libro Libera dalla fede, Arianna Gaudio in Parcheggio di Supermercato e Era nata da panne riposate, Caterina Guzzanti con Memorie di una banconota indigena di Giacomo Ciarrapico, Giacomo Ciarrapico ne La memoria della mosca, e Daniele Miglio con Daje e Sistema Metrico entrambi scritti da Simona Orlando.
Gli eventi e i progetti, come i libri di Momo, fanno domande ai lettori e alle lettrici, chiedono pareri e confronti.
Non troverete “c’era una volta” e neanche “vissero felici e contenti”, non ci sono ruoli, né schemi; le storie, plurali e popolari, resistenti e divertenti, chiedono di scriverle insieme, perché insegnano a nutrire la coscienza critica contro l’analfabetismo funzionale, l’apatia e il nichilismo, e a difendere, radicalmente, il diritto di non essere d’accordo.



