DORNO SUBITO!

Quello che segue è un testo complicato, un foglio bagnato e intriso di lacrime e passione che vuole cercare di essere un abbraccio collettivo e un ricordo a un nostro fratello, Andrea.

Non si può scrivere qualcosa di collettivo senza partire dai ricordi e dalle sensazioni personali, è ovvio.
Per questo qui cercheremo di raccogliere qualche accenno breve di qualcosa che vi vogliamo raccontare, che vogliamo raccontarci, insieme, pe “dasse na mano”.

DORNO SUBITO!

Una poesia che piaceva ad Andrea

 

Resta forte durante il dolore

Fanne un’aiuola di fiori

Tu hai aiutato me

A fare un’aiuola del mio perciò

Pericolosamente

Ad alta voce

Sboccia piano

O in qualunque altro modo

Ma sboccia

 

-          A chi legge




Quello che segue è un testo complicato, un foglio bagnato e intriso di lacrime e passione che vuole cercare di essere un abbraccio collettivo e un ricordo a un nostro fratello, Andrea.

Non si può scrivere qualcosa di collettivo senza partire dai ricordi e dalle sensazioni personali, è ovvio.
Per questo qui cercheremo di raccogliere qualche accenno breve di qualcosa che vi vogliamo raccontare, che vogliamo raccontarci, insieme, pe “dasse na mano”.

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Facciamo ancora fatica a capire cosa sia accaduto in questi giorni Andre; ma poi, sono passati davvero dei giorni?

Per noi il tempo si è fermato, siamo bloccati e confusi; e non potrebbe essere altrimenti, il nostro cuore è squarciato e contemporaneamente colmo dell’amore che proviamo per te e di quello che tu ci hai donato in questi sette anni di vita insieme.

Stiamo provando a trovare le parole più adeguate per salutarti ma non le troviamo, non riusciamo ad accettare che a causa di questa tragedia le nostre vite non vengano più attraversate da quel ciclone di entusiasmo, ardore e generosità che eri, col tuo passo così goffo e dinoccolato da farti sembrare quasi un essere mitologico, il nostro Velociraptor, che poi magicamente si trasformava appena metteva piede su un parquet, dove le tue movenze assumevano una leggiadria sconvolgente, dove libravi sopra le teste di tutti e svettavi in alto, così come svettavi nella vita di tutti i giorni.

Andre non possiamo accettare che tu non sia più tra noi, perché significherebbe realizzare che il tesoro più prezioso, il fiore più profumato, il compagno più dolce è andato via per sempre…ma si sa, noi non siamo fatalisti, siamo ostinati, tenaci, ci piace nuotare controcorrente, proprio come te del resto. Siamo di un’altra pasta, ce lo siamo sempre sussurrato, ed è per questo che sette anni fa le nostre vite si sono incontrate e sei diventato un tassello fondamentale di questo puzzle imperfetto che è la nostra comunità e il nostro collettivo.

Ovunque ci giriamo in questo spazio, c’è sempre qualcosa che ci racconta di te, del tuo entusiasmo e della tua contagiosa forza. A cominciare da quella mensola sbilenca appesa dentro Sharewood di cui andavi così fiero, per finire con il tuo ultimo regalo prima di varcare il cancello: uno dei murales più belli di Roma, voluto fortemente da te, che parla di noi e di tutto quello che hai contribuito a costruire e a difendere a muso duro in tutti questi anni: Communia, l’Atletico San Lorenzo, il Cinema Palazzo, i vari progetti di mutualismo e di sport accessibile a tutte e tutti.

Sarà dura pensare che nella prima fila di un corteo contro uno sgombero non potremo più incrociare il tuo sguardo fiero e rassicurante, ci mancheranno i tuoi cervellotici interventi di 20 minuti in assemblea, le tue idee tanto splendide quanto utopistiche - le tue famose “dornate” - , ci mancherà non poterti “sbroccare” perché fai di testa tua…si perché in fondo eri così, ti piaceva fare di testa tua, libero e senza condizionamenti, col tuo fare intempestivo, come solo i veri rivoluzionari sanno essere e tu,  adorato compagno, lo sei sempre stato.

Ci mancheranno i tuoi occhi dolci, non vederti varcare quel cancello con la tua Peroni da 66 in mano, perennemente in ritardo.

Ci mancherà tutto di questi anni vissuti fianco a fianco che non stiamo riuscendo a raccontare. Ma forse va bene così, alcune cose è giusto che rimangano tra noi, complici e solidali nella capacità di cospirare insieme e sognare un mondo migliore.

Prima o poi ti riabbracceremo e torneremo a brindare e a ridere insieme ma per ora non ci resta che salutarti e portarti per sempre nei nostri cuori.

Sarà doloroso ma andremo avanti, proprio come ci hai insegnato tu, senza mollare porteremo il tuo ricordo nelle lotte di tutti giorni.

 

Ci congediamo con queste parole tratte da l’amore degli insorti di Stefano Tassinari:

“e mi rimane, infine, la certezza,

che si possa sbagliare dalla parte giusta

schierati a protezione di un’intesa

tra l’utopia di chi insegue gli orizzonti

e gli orizzonti stessi che si spostano per noi

come se fossero le guide di un cammino

in fondo al quale scavalcare il mare

per ritrovare lì l’amore degli insorti

che solo noi sappiamo pronunciare”.

Ciao compagno amato.

Le compagne e i compagni di Communia.

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Mi ricordo le prime volte che vidi Andrea, c’aveva sti dreaddoni e sembrava il classico freakkettone preso a bene, una di quelle forme di vita che mi fanno innervosire alla sola vista in quanto io so sempre preso a male (che poi non è vero). Mi dicono “oh questo è un pischello nuovo del collettivo di Communia è uno in gamba”, sta frase me l’hanno detta più volte e nella maggior parte dei casi queste persone si rivelano essere degli scemi. Ma è sempre così, quando una conoscenza parte male, per me, va sempre a finire che dico che mi sono sbagliato e non ci avevo capito niente. Ci eravamo visti a delle serate in condizioni pessime e Andrea non perdeva l’occasione per dirmi “oh vieni a giocare con l’Atletico dai dai” e io rispondevo che non giocavo più, che avevo smesso. Una volta ricordo che arrivai ubriaco perso a Communia, avevo con me qualche migliaio di adesivi “Retake merda” e glieli attaccai ovunque, lui aveva le stampelle e il giorno dopo invece di dirmi che ero stato molesto e gli avevo rotto i coglioni mi disse “sei stato stupendo voglio vederti sempre così ubriaco”… capite?
Prima era successo (anni prima) che avevo avuto un incidente pesante, che ci avevo messo un anno a riprendermi e che poi mi ero messo a fare boxe e avevo paura di fare salti e cose così. Poi la boxe mi stava rincoglionendo e così tornai a fare basket, ovviamente all’Atletico.
Ma essendo io una persona contraddistinta da fortuna ovviamente sono tornato l’anno della pandemia e sono riuscito a fare solo qualche allenamento.
Con Andrea quindi ci andavamo ad allenare la mattina presto alla Snia, col vecchio coach Magara all’inizio e poi da soli. Oh, ve lo giuro (ma non farete fatica a crederlo) Andrea arrivava SEMPRE in ritardo. SEMPRE. Addirittura gli dicevo, guarda siccome non mi va di aspettarti mi dici quando stai uscendo da casa e io arrivo. Niente, comunque mi faceva aspettare.
Chi mi conosce sa quanto mi faccia incazzare questa roba ma quel paraculo faceva due sorrisoni e diceva “dai su alleniamoci non perdiamo tempo” e io, come tutti, mi squagliavo.
Poi abbiamo lavorato insieme al libricino dell’Atletico e anche lì c’era sempre ritardo su qualcosa ma c’era anche un enorme cuore, di tutti quelli e quelle che ci scrissero dentro.
Quest’anno finalmente ho potuto giocare e esordire con la maglia dell’Atletico e Andrea era sempre lì, vicino a me e vicino a tutti, sempre a combattere per questo sogno collettivo, sempre propositivo, sempre rilanciando.
Ho avuto modo di capire che quel ragazzo che all’inizio mi sembrava un freakkettone cazzaro in realtà era dotato di una sensibilità fuori dal comune e di una grande intelligenza. Eri uno dei pochi Andrè che quando parlavamo delle delusioni della politica mi ascoltava e non faceva finta. Poi però reagivi a queste cose e dicevi ok è una merda e quindi bisogna fare meglio e spaccare, e lo facevi.
Questa cosa, ho capito adesso, che è il tuo grande insegnamento per me e per tutti noi, non lasciar mai perdere e rilanciare all’infinito.
Lunedì è stato l’ultimo giorno che ci siamo visti e ci siamo allenati insieme e casualmente è uscita fuori la storia del mio incidente e tu mi hai detto “oh ancora non me l’avevi raccontata sta storia ecco perché c’hai il culo rotto”.
Ma ti pare giusto Andrè che proprio te che eri sempre in ritardo poi te ne vai così? In anticipo?
I mille piani che avevi aperto, le mille reti di persone e di realtà che riuscivi a connettere, i progetti che avevi per far cambiare questo mondo…
Questi giorni tutte queste persone che ti vogliono bene si sono trovate smarrite.
Il silenzio è stato il grande protagonista di questi giorni. Sì, lo sappiamo che tu avresti voluto il casino e la festa, ma siamo scioccati, lo capirai…
Si è vista però una comunità vera di persone, non per dire, quella che tu sei riuscito miracolosamente a mettere insieme, persone che in qualche modo adesso sei riuscito a legare per sempre, proprio come volevi.
L’altra notte ho sognato che ci mandavamo messaggi su watsapp e tu non mi rispondevi più e io mi incazzavo. Dicevo, ok ho capito te ne sei andato in un universo parallelo ma rispondi almeno su watsapp!
Mi hai messo in crisi, ci hai messo in crisi, hai messo in crisi il materialismo storico, sono qui che spero in qualcosa chi sia al di là, una Valhalla, un posto in cui rivederci.
Un po’ è così Andrè, siamo incazzati e frustrati di fronte a questa storia, tutti noi immaginavamo un futuro insieme a te. Ma forse la vita è questa roba così, che dopo migliaia di anni di umanità non ce ne facciamo una ragione e quindi non possiamo fare altro che dirti GRAZIE.

Grazie per aver passato il tuo tempo con noi, grazie per averci insegnato così tanto in così poco tempo e grazie per averci dato tanti sogni da portare avanti in questo mondo a rotoli.

Morte alla morte Andrè!

Mattia

 

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Andrè io non ho ancora la forza di colmare il vuoto che hai lasciato con il ricordo, non riesco a capire dove sono ora, è tutto come prima: c’è il traffico su scalo, i ragazzi tirano al playground, il sole che scalda le giornate è lo stesso che timidamente si è affacciato la settimana scorsa, ma allo stesso tempo è tutto diverso, è come se improvvisamente qualcuno tornato indietro dal futuro avesse ucciso una farfalla e, non so come, ha così cambiato il presente di tutti noi portandoti via.

Per la fantascienza quando si viaggia nel tempo è teoricamente è possibile interagire con nostro nonno da giovane, ostacolarlo nell’ incontrare nostra nonna e così facendo impedire a noi di nascere, questo paradosso è chiamato paradosso del nonno.

Forse qualche bastardo infame è tornato indietro nel tempo per impedirti di realizzare i tuoi sogni, perché quei sogni che condividevamo erano grandiosi e, se realizzati, avrebbero cambiato tutto. Se ti avessero lasciato il tempo di continuare ad essere quello che eri avresti reso felice molte più persone, insegnato la gioia di vivere a molti altri e non “solo” a noi.

Io ero sicuro che avremmo continuato a percorrere la strada insieme, ero sicuro tu fossi parte del mio futuro, ma qualcuno ha rotto il naturale scorrere del tempo e ti ha portato via da me, da noi.

Il paradosso del nonno smette di essere un paradosso se crediamo nell’esistenza del multiverso, infiniti universi paralleli che cambiano in base alle scelte che facciamo, in base ai fatti che accadono, e che esistono tutti allo stesso momento. Se l’esistenza prosegue contemporaneamente su piani diversi e paralleli, allora quel bastardo infame ha fallito ed io e te ci stiamo ancora marcando sul campo da gioco, stiamo ancora facendo la colla con soda e farina, ti sto ancora aspettando sotto casa, stiamo ancora parlando sdraiati sul letto a sognare l’oggi e il domani. Se chiudo gli occhi è questo che vedo, e mi rifiuto di credere che non sia vero, perché lo vedo, ed è tutto nitido.

Eppure sono costretto a vivere in questo universo, dove non ci sei più, e devo farmi forza con gli altri, perché averti con me solo ad occhi chiusi non è abbastanza, perché non riesco ad immaginare tutte le cose che pensavi, desideravi ed avresti sicuramente fatto.

Probabilmente questa astrazione è un complicato tentativo di fare i conti con la tua scomparsa, perché il dolore è sconfinato e io mi sento perso, e piango.

Uno scrittore ha detto: “e anche se avere ricordi non basta si deve poterli dimenticare, quando sono molti, e si deve avere pazienza di aspettare che ritornino. Poichè i ricordi di per sè stessi ancora non sono. Solo quando divengono in noi sangue, sguardo e gesto, senza nome e non più scindibili da noi, solo allora può darsi che in una rarissima ora sorga nel loro centro e ne esca la prima parola di un verso”.

 

Forse sarà quello il momento in cui gli altri universi in cui siamo felici insieme si manifesteranno in questo, quando il tuo ricordo sarà nei miei gesti e nel mio sguardo.

per arrivare presto a questo momento cercherò di non abbattermi e di continuare i nostri difficili sogni, mi confronterò per sempre con la tua esuberante gioia di vivere così che la tua risata possa rimbombare per sempre nella mia testa.

Ti ho amato e ti amo ancora.

Ciao.


Emiliano

Vai sempre di corsa: in campo, nella vita, nell’amore, nel lavoro, insomma sempre. Ma c’è modo e modo di correre: tu lo fai in maniera tutta tua. Non scappi avanti da solo ma passi e trascini gli altri. Detti il ritmo, tutto tuo, frenetico . È dura starci dietro ma vederti con quell’entusiasmo è contagioso e anche quando le gambe non rispondono, i piedi sono in fiamme, in bocca ti sale quel gusto di ferro e quel dolore al fianco ti fa pensare di smettere tu ti giri, fa uno di quei tuoi sorrisoni ed ogni male  ed ogni fatica svanisce.

In campo è come andare in battaglia con Achille: una forza della natura di due metri che corre da una parte all’altra, stoppando e schiacciando tutto e tutti e la sensazione che trasmetti, anche al più incapace di noi, di essere imbattibili. Tu ci rendi imbattibili, tu sei imbattibile. Ti seguiamo sempre nostro capitano, nostro re.(davvero credevi che non avrei messo qualche citazione nerd?)

Tutto quello che stai costruendo, lo continuiamo, insieme a te. Il minibasket, i viaggi, l’oceano,il 3x3,il cinema, le serate , la serie D,  la nostra amata UISP. Te lo prometto che facciamo tutto, e vedrai tutto, a costo di doverti portare in spalle mentre corriamo, non lasciando indietro nessuno, al tuo ritmo, tutto tuo, frenetico.  Mi raccomando niente paura e col sorriso. È stato un gran bel gioco, veramente. Ti amo e quel Dorno subito vorrei che fosse ora

 

Enrico Web 

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Notte d’inverno sui tetti di San Lorenzo,

c’è una festa inaspettata sopra le case:

fuochi d’artificio brillano nel cielo.

Bimbi sperduti giocano coi fuochi,

il vento, un poco invidioso, vuole guastar la festa,

cenere negli occhi, resistenza coraggiosa;

giocano sotto il mantello della notte che li protegge.

Dimenticano, come tutti i bimbi,

il tempo che passa,

non si chiedono quanto ancora;

finiscono i fuochi,

sacchetto vuoto e ancora la voglia,

“ancora un poco”.

Il vento, invidioso e divertito,

ha portato risa e colori e cenere alla notte,

e la notte ci guarda con amore,

e talvolta, come il vento,

un poco invidiosa, un poco divertita,

ci prende con sé, lontano da qui,

vuole godere un poco di questa nostra felicità;

ci prende appresso ma non chiede il benestare,

e per chi rimane ci fa dolore,

ché di queste compagnie abbiamo avuto occasione,

e come bambini che giocano,

ancora un poco.

di Marco C.


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È una guerra contro il tempo,

e la stiamo perdendo.

Non ho più il tuo sudore addosso

né i lividi, né i graffi.

E il ghiaccio resta in frigo.

 nella puzza del tutore,

 il ricordo dei nostri giochi per il dominio,

 ma presto evaporerà anch’ essa come ha fatto Fiore (Fiore chi?)

 

È una guerra contro il tempo

e ahimè la stiamo proprio perdendo.

ma non rassegnarti a guardare per terra

tu che per indole e dovere 

hai sempre guardato verso l'alto,

pronto a raccogliere ogni mattone caduto dal cielo.

torneremo presto a scambiarci dolore

sognando un giorno di palleggiare.

 

Saremo vecchi e senza pensione

ma torneremo a giocare

e nuovamente potrò domandare:

- Enrì me le trovi delle scarpette 47?

 -te le ho coprate 3 mesi fa, non ti vanno più?

 Di che colore le vuoi?

- si son consumate com’è giusto che sia,

 come al solito: ROSSOBLU'

di Andrea Dorno

 

Sei appena atterrato sulle nuvole prendi subito un batuffolo di vapore

Lo stringi in petto lo amalgami per bene

Lo impasti con le tue mani e ne fai una palla

Sarà il tuo cuscino per la prima notte.

 

Al risveglio ti guardi intorno

E con il dito tracci le linee del campo sulle nuvole

Come un bambino che assaggia una torta di compleanno alla panna

E inizi a palleggiare

 

Poi prendi una costellazione un po' sbilenca

Ne fai un canestro

E lo lanci come un frisbee all’altezza giusta

Inizi a tirare a canestro, con il vento tra i capelli e le rondini che ti sfrecciano attorno

 

I tuoi compagni di squadra

I tuoi amici li porti sempre con te

E ci giochi insieme

Come stiamo facendo noi, colorando i tuoi giorni

 

Poi ogni tanto fai un buchino sulle nuvole

E ci guardi giocare, con amore

E così rendi più vivido il ricordo di noi

E ritorni sul campo di panna a giocare insieme

 

La sera ti addormenti

Dolcemente

E ci sogni mentre noi ti sogniamo

E al risveglio da buon capitano ricominci a costruirci il paradiso

 

Dove un giorno tutti ci rincontreremo

E giocheremo insieme

Noi qui non ambiamo a tanto

Però cercheremo con tutte le nostre forze di migliorare la situazione

Come vorresti tu

 

Ti vogliamo bene

Grazie capitano

DRAGO

 

 

È difficile spiegare ciò che provo in questo momento, è difficile persino scriverti 2 parole in croce.

Sei sempre stato un enorme ragazzo che faceva paura… per la sua dolcezza. I tuoi 2 metri non avrebbero spaventato nemmeno una mosca, eri dolce, premuroso, amichevole con qualunque persona, non ti sei mai fermato al primo ciao, te avevi voglia di cambiare il mondo, avevi la voglia di scoprire cosa si celasse dietro ogni persona che ti rivolgeva la parola, eri curioso, eri persino un animale (quante scuregge mi sono dovuto subire in campo e nello spogliatoio nemmeno si può spiegare), eri un ragazzo che definire d’oro è poco e poi… avevi quel sorriso, quel maledetto sorriso così contagioso e così bello che persino una roccia si sarebbe sciolta davanti ad esso.

Ora a noi non restano che i ricordi.. tu chissà adesso cosa starai facendo, quanto darei per fare almeno una serata con te. Spero che tu stia sereno e sopratutto che tu stia giocando a basket. Non smetterai mai di mancarci, starai sempre dentro di noi.

Ciao amore mio, ti amiamo.


Pazzo

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Come il grande Doornoo

Noi sorriidereemoo

Restereemo uniiti

E per questo vincereeemoOo

Jack
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L’IMPATTO DI ANDREA

Sono le 22:49, bevo vino e rido in compagnia di amici, festeggiando una laurea.

Sono le 22:51, piango dal dolore mentre abbraccio la persona che avevo più vicino a me in quel momento.

In quei due minuti ho ricevuto una chiamata e il risultato è l’impatto che ha avuto su di me quella chiamata.

Questo testo non cercherà di raccontare ciò che Andrea era, ma solo l’impatto che ha avuto sulla mia vita, purtroppo con quel dannatamente poco tempo che il destino mi ha concesso di condividere con lui.

Ora potrei introdurvi all’impatto che ha avuto Andrea su di me dicendo una cosa del tipo: “Ricordo ancora la prima volta che l’ho incontrato”.

Ma persino io capisco che sarebbe inopportuno visto che ci conoscevamo solo da 7 mesi, eppure, questo breve lasso di tempo, ha avuto un impatto su di me che sicuramente non vi saprò riportare per iscritto, ma questo non vuol dire che io non debba provarci.

 

“Oh è quello lì! Andrea Dorno, è il capitano dell’Atletico, prova a parlare con lui.”

Alto 2 metri, la prima volta che l’ho visto mi ha fatto quasi paura, dal basso del mio metro e una vigorsol; mi sono presentato e gli ho chiesto se potevo fare un provino per l’Atletico e lui, con quel sorriso a 32 denti, che poi ho scoperto essere uno dei suoi marchi di fabbrica, mi ha subito dato gli orari degli allenamenti, sembrava addirittura più felice lui di aver trovato un possibile compagno piuttosto che io di aver trovato una possibile squadra.

Perché Andrea con me, quel giorno è stato così, ma così come immagino sia stato con tutti quelli che si sono avvicinati a lui (e non solo quelli alti un metro e una folata di vento).

Questo è l’impatto che Andrea ha avuto su di me la prima volta che ci siamo incontrati.

 

“Compà, ma in allenamento mica faceva così.”

“Danielì, è un cavallo pazzo, benvenuto nell’Atletico.”

Arriva la prima partita, Andrea in campo è meravigliosamente pazzo, o come urlerebbe Giovanni, “folle” (termine usato per non confondersi con quel pazzo di Pazzo), prende un rimbalzo e corre dritto verso il canestro avversario, sbaglia, riprende la palla, lotta, sgomita, chiede scusa per la gengiva rotta involontariamente all’avversario, torna a lottare e segna.

Andrea è letteralmente in tutte le zone del campo, un pivot solitamente di zone dovrebbe vederne circa due, l’area dei tre secondi e l’area dei tre secondi, lui invece no, è in angolo, in guardia, addirittura in centro davanti alla linea dei tre punti, si improvvisava play, guardia, ala… forse anche perché, tutto sommato, il pivot proprio non lo voleva fare.

“Stacci tu a sgomitare per 40 minuti con gente enorme!”

Beh, come dargli torto.

Quella prima partita Andrea fa più di 20 punti, vinciamo di 20 punti.

Quella dopo ne fa 5, vinciamo di 1.

Quella dopo ancora 21, vinciamo di 15.

In poche parole, quando Andrea era in giornata, non facevamo nemmeno fatica a vincere, quando invece non c’era o perdevamo o dovevamo lottare con le unghie e con i denti per portarla a casa.

Questo è l’impatto che Andrea aveva in campo.

 

“Dani, non farlo mai più”

In questi mesi mi stavi educando alla sportività, cosa in cui, devo ammettere, non sono mai stato bravo, mi ricorderò per sempre quella volta che mi hai, giustamente, ammonito dopo una mia triste uscita nei confronti della squadra avversaria o tutte le volte che hai dato il buon esempio chiedendo scusa agli avversari per i tuoi falli commessi. Grazie a te, ultimamente ho iniziato a farlo anche io.

All’inizio ero scioccato, per anni mi era stato insegnato lo sport in maniera machiavellica, mentre tu metaforicamente cercavi di spiegarmi che era tutt’altro.

Questo è l’impatto che Andrea aveva nella sportività.

 

“1..2..3..4… 15 APETTE!”

Ora probabilmente qualcuno mi odierà sentendo/leggendo quello che sto per dire.

Ma quanto cazzo fa schifo l’apetta?!

“È tradizione qui, post vittoria si beve l’apetta!”

Ciononostante, la si beveva pure quando si perdeva, ma il tuo buon umore e il tuo sorriso erano talmente contagiosi che alla fine bevevo pure quella roba, in questi mesi mi sarò fatto più bicchieri di apetta che d’acqua probabilmente.

In 13 anni di pallacanestro, non mi sono mai divertito durante un post-partita dopo una sconfitta, ma grazie a te è successo persino questo.

E questo è l’impatto che Andrea aveva nel post-partita.

Porterò sempre con me le ultime parole che mi hai detto, sempre con quel sorrisone a 32 denti, nell’ultimo post-partita che ci siamo fatti sabato:

“Tu sei come la cacchina di mordicchio in futurama.”

E questo è l’impatto che ha avuto la laurea conseguita da Andrea ad Oxford.

 

“Danielì, dove sei? Mi ha chiamato Giovanni…”

La notte del 22 Marzo, arrivando sotto casa tua, vedo più di un centinaio di persone a piangere, ad abbracciarsi, a cercare di capire come cazzo sia possibile che sia successo ciò che è successo. Persone che sicuramente, come me, hanno ricevuto quella chiamata.

Questo è l’impatto che hai avuto sulla gente.

Eppure rimane il quesito: come si può spiegare l’intero impatto di una persona a parole? Forse da soli non si può, forse bisogna unire le storie o, forse, è impossibile. Ciononostante, questo non vuol dire che non possiamo provarci, anzi… dobbiamo. Perché il tuo impatto va raccontato e, purtroppo, il racconto è passeggero delle parole.

Danielino

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Raga Grazie a tutti quelli che c’erano oggi sia fisicamente che con lo spirito e che hanno conosciuto Andrea nella sua essenza .

sono sicuro che Andre sapeva bene quanto amore lo circondasse è e sarà sempre un amico che resterà in noi e con noi in modo profondo e indelebile .

Non so neanche perché mi viene da ringraziare, sicuramente perché tutto questo dolore condiviso è meno forte e vederci li tutti così per me è stato come se Andrea fosse in ognuno di noi e li accanto a tutti. ci vediamo sabato

Marcello

 

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André, mi ricordo quando sono arrivato all'Atletico tutti mi parlavano di questo dreaddone cavallo pazzo che era così forte rispetto la categoria. Io non avevo mai allenato in vita mia, ero un coetaneo, l'ultimo arrivato e pensavo: "Capirai, mo questo me inizia a mettere sotto pressione pesante, me pierà a calci in culo...". All'inizio non c'eri, sei arrivato in ritardo, come al tuo solito, perché eri infortunato. Ci siamo iniziati a conoscere meglio e altro che pressione... Te mi hai accolto, sei stato il mio traghettatore, mi hai sempre elogiato privatamente e pubblicamente. Ti piaceva l'idea che condividevamo del "fomento del basket", del fatto che non fosse solo la partita o lo sport in se, ma che fosse tutto l'universo di emozioni, sensazioni, progetti che vi ruotavano intorno ciò che contava. Ti piaceva viverti le cose come faccio io, in maniera passionale e appassionata. Per me solo in campo durante le partite e gli allenamenti devi essere freddo e calcolatore, poi, partendo da questo, sviluppare tutto l'intorno.

E quante ne abbiamo fatte nei 4 anni che ho avuto l'onore di conoscerti bene?? A ogni assemblea, corteo, ogni evento, ogni bar, le volte che mi passavi a prendere e ti facevo allenare (te spaccavo Er culo) a Snia. Io e te. E ti ricordi che ti dicevo? "Ho capito che tu devi stare sempre in forma, devi stare sempre bene, perché l'atletico basket sei tu. Fin quando ci stai tu questa squadra potrà crescere sempre di più". Ma ora ho capito che era una cazzata. Tu non ci sei più, ma la tua eredità col cazzo che si fermerà. L'atletico, il basket, deve continuare ancora più forte di prima, senza di te, per te.

Quel maledetto torneo della rete del basket popolare non lo abbiamo ancora mai fatto per il covid, diamine, te ne intitoleremo uno, il più bello che ci sia mai stato. Giocheremo, canteremo, balleremo per te, staremo insieme e ci faremo forza, creeremo, come dicevi tu sempre, quell' "Humus" che fertilizza i rapporti e i progetti e che aiuta a fondare i rapporti con le persone a noi vicine.

Non te dimenticheremo mai Andrew, è impossibile. Sarai parte di noi per sempre, fino all'ultimo dei nostri giorni. Il tuo sorrisone, i tuoi abbracci, il tuo confortare, creare, spingere ostinatamente senza fermarti, la tua positività, il tuo interesse, la tua passione, la tua gentilezza, predisposizione al sacrificio per gli altri, e potrei continuare veramente per ore, non saranno vani. Saranno la tua eredità, saranno il tuo lascito, che non renderanno la tua maledetta morte completamente vana. Hai svolto un ruolo nella storia del mondo, piccolo grande, sticazzi, hai svolto un ruolo importante, hai impattato il presente e le persone che ti hanno conosciuto. La tua vita, seppur spezzata troppo presto, ha fatto ciò che fa la natura stessa, ha gettato semi e li ha fatti crescere. Hai dato la vita e in cambio rimane l'immagine, un pensiero che sarà talmente tanto reiterato, presente, in così tante persone, che rimarrai vivo, verrai trascinato nelle nostre menti mentre esse trascinano altri corpi, ma ci sarai, ti terremo vivo noi. Quindi André, ovunque tu sia finito, sta attento che è pieno de nazisti, ma anche di grandi giocatori, allenatori, nonché grandi pensatori e letterati. Fatti una chiacchiera con loro e continua a perseguire la tua sete di giustizia sociale, sono sicuro che creerai un movimento anche lì, e tutti saranno ben disposti proprio grazie al tuo instancabile lavoro. Grazie Andrea, la ferita non si rimarginerà mai più, ma anche la crescita a cui dato il via, quindi stai tranquillo, non è colpa tua e noi andiamo avanti anche grazie alla tua spinta e a tutto quello che ci hai trasmesso. Un abbraccio fratello mio.

 

Matteo

 

 

 

 

 

 

[C’eravamo visti mercoledì scorso a casa di Totò (Antonio) per partecipare all’incontro da remoto con la commissione cultura, l’assessore allo sport ed i consiglieri municipali; c’erano anche Enrico, Drago (Francesco) e collegato anche Stefano e tu sei arrivato un po’ in ritardo rispetto a noi proprio a ridosso dell'orario di inizio della riunione. Appena sei arrivato ti sei mangiato un cornetto alla marmellata, di quei cornetti che aveva comprato Drago al bar… Nonostante la tua altezza ti ho sempre visto come un fratello minore, di quelli svegli e perspicaci a cui vuoi bene, ma in realtà avevi molto da insegnarmi e molto è ciò che mi hai insegnato come se l’età per te fosse un dato irrilevante... All’incontro io e Totò ci eravamo preparati un brogliaccio da seguire per i nostri interventi, tu invece con fierezza e sicurezza hai detto “io vado a braccio, non ho bisogno di annotazioni”: la politica che si fa dal basso è sempre stata per te una grande passione, un ideale a cui non rinunciare mai. Il tuo intervento è stato il migliore, quello con più trasporto, quello più animato, mosso dal tuo animo battagliero, dal tuo spirito critico e dal tuo senso di giustizia... Le parole tu non avevi bisogno di cercarle, uscivano direttamente dalla tua anima, ferme e decise, perché mosse da un sentimento onesto e da un fine nobile; eri sempre a difesa dei più deboli pronto a condannare ogni ingiustizia, non parlavi mai a sproposito, il tuo comportamento sempre irreprensibile ti rendeva un esempio per tutte e tutti e ti illuminava di una saggezza che riusciva ad intonarsi anche alla tua giovane età. Al termine della riunione ci hai guardati ed hai detto “A regà perché non se famo na bella carbonara?” con il tuo bel sorrisone facendo con le dita il segno della forchetta. Nel lavandino era pieno di piatti sporchi della sera prima e con Totò ti abbiamo risposto che era meglio uscire e andare al campetto perché fuori era una bella giornata di sole… che darei pe’ magnamme quella carbonara con te Andrè…]

 

Federico

 

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Amore mi

Sgago

Frate

 

Ti potrei descrivere nella mille cose che eri tu per tutti: un compagno pieno di passione, di idee, di senso della giustizia, di cultura, di forza, con la ferma convinzione che anche dalle piccole cose questo mondo di merda ed ingiusto si puo cambiare

Un giocatore formidabile, capace di giocare tutti i ruoli della pallacanestro, di schiacciare a due mani, tirare da tre, passare, un vero campione

Un capitano sempre leale, coraggioso, sempre pronto ad aiutare i compagni di squadra, corretto con gli avversari ed il gioco

Un amico speciale, cazzone, totalmente privo di qualsiasi forma di invidia e cattiveria, felice delle vittorie degli amici più che delle sue

Ma nulla di tutto ciò può descrivere ciò che sei per me.

Il mio fratellino, ma per davvero, quello su cui senti la responsabilità, quello che ti ama con tutto se stesso, quello a cui devi badare e a cui non credi possa succedere nulla se è vicino a te. Ti avrei voluto proteggere per sempre.

Ma soprattutto insieme eravamo sempre felici, a ridere, come ci siamo detti domenica eravamo felici con anche solo con felpe e magliette Dell atletico nell armadio e peroni in frigo. (con una casa ad Avetrana da comprare magari)

Ora forse sei in un altro posto ma quello in cui ti volevamo era il posto accanto a noi Per sempre.

Dacci una mano, noi in cambio proveremo  a far vivere il grande sogno che era soprattutto tuo.
Noi Voliamo Alto Solamente Quando Stiamo Insieme.

A Sognare Ad Occhi Aperti Aspettando Lei Che Viene

Per sempre amore mi

 



Ancora sono incredulo della notizia ricevuta..

André dicce che è uno scherzo te prego!

Mi ricordo il primo giorno che mi sono venuto ad allenare con l’atletico, tu sei stato pronto fin da subito a farmi stare a mio agio.

Abbiamo parlato tanto, ci siamo scambiati consigli di gioco e risate durante gli allenamenti..

Ti ricordi che ti dicevo? Non vedo l’ora di giocare in quintetto insieme!

Purtroppo questa cosa non e’ mai accaduta perché avendo lo stesso ruolo tu eri una spanna più forte di me, eri immarcabile frate!

Mi ricordo quando agli allenamenti per rallentarti ti tiravo la maglietta e me dicevi: oh frate però no la maglietta dai.. cercavo in tutti modi di raggiungerti ma era impossibile eri fortissimo.

Sappi solo che sono stato fiero di allenarmi con te e di averti conosciuto.

Ti porterò per sempre nel cuore André!

Marco

 

 

Non ti conoscevo da tanto

ma ho pianto

non perchè mancherai a me, alla tua squadra o alla tua gente

ma perchè un cuore che sa dare tutto quell'affetto è una rarità, perchè alcune anime servono al mondo.

Ciao Dre

Ruggiero

 

 

Novembre 2018, ero nuovo a Roma e avevo iniziato l’università da appena due mesi. Nella mia vita il basket è sempre esistito ma dopo il mio trasferimento non riuscivo a trovare una squadra e allora tutte le mie motivazioni e ambizioni sportive si distrussero. Trascorse due settimane a piangere e deprimermi decido di fare una ulteriore ricerca online e trovo una società che milita nel campionato di promozione ed era pure vicina casa. Basta, faccio un ultimo tentativo e decido di chiamare per poter provare ad allenarmi. Al telefono mi risponde Tridico che immediatamente mi spiega i valori e obiettivi societari invitandomi ad allenarmi con loro. La sera faccio il borsone e arrivo ai Cavalieri di Colombo, il campo era all’aperto e un subito mi trovo spiazzato non avendo mai giocato in una realtà come questa. Mi avvicino al gazebo dove tutti si preparavano ad allenarsi ed immediatamente sento una voce con un accento familiare rivolgersi a me con un sorriso enorme in faccia. Eri tu Andre, che senza conoscermi mi accogli con uno spirito travolgente e mi presenti alla squadra. Da allora inizia la mia nuova avventura nel mondo atletico san lorenzo e da quel momento la mia testa ti ha sempre associato a tutto questo grande movimento.

Mi racconti della tua vita e scopriamo di avere tantissime cose in comune: Compaesani con uno spiccato accento pugliese, padri allenatori (loro si conoscono da una vita), frequentavamo la stessa spiaggia in estate sin da piccoli e amavamo la fottuta palla a spicchi.

Mi chiami “nano!” dal primo giorno in squadra e quando ieri sono entrato al campo dove giocavamo una partita in tuo onore (ti sarebbe piaciuto esserci!) ho sentito la tua voce nella mia testa.

Ti ho sempre considerato una persona pura, sincera e senza filtri come mai ne ho conosciute nella mia vita insegnandomi ad aiutare il prossimo e combattere per un mondo migliore.

In questi giorni a San Lorenzo si è respirata un’aria diversa, centinaia di persone piangevano per te ma quelle lacrime sono esattamente lo specchio della tua persona, chiunque ti ha conosciuto ti ammirava e vedeva in te un faro da seguire.

Eri, sei e rimarrai una persona speciale. Grazie Comparema!!


Vincenzo

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Ballo in camera

la mia quarantena

Come in un Barrio

Tanto c'ho il booster

Sta per scoppiare una guerra

Dice il giornale

La più grande Guerra da cent'anni

Isolo i tuoi occhi

Ci arrivo a nuoto

dalla vasca

Potessero anche gli altri vedere

Arcipelaghi

E intanto il caffè amaro

Mi sento come quando scoppiò la guerra in Iraq

Nel corridoio della scuola

vedevo un bambino della mia età

La prima bomba suonava per lui

A ricreazione

Quanti anni avrai adesso più di me?

Niente di buono

Se lo Stupido

avesse un arcipelago

Come il mio

Non penserebbe più

Alla guerra

Ma a quell' isola

Dove i coralli mossi

sulla battigia

suonano come flauti alla stessa ora

Cercherebbe

Negli occhi

Sassi bagnati

 

Francesca

 

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Non ho soldi per comprare mutande nuove

Restano solo tanga

A pizzicarmi il culo

Tu sei Mowgli in città

Hai bisogno di giungle

Per questo colori i palazzi

Con animali inventati

E mangi frutta nel tempo libero

Perché Roma?

Qui il cielo è in alto

Bisogna arrampicarsi e sudare

Per un solo spicchio

Il volte della meraviglia

Si nsconde un po’ alla volta

Sulla volta

 

Francesca

 

 

 

Come ci siamo conosciuti io non me lo ricordo André. Potrebbe essere stata la riunione di un collettivo, al mio primo allenamento con l'Atletico o una serata..

Non lo so, forse non lo so perché nella mia vita ci sei entrato con la stessa modalità con la quale hai affrontato la vita. Senza freni, travolgendo tutto quello che trovavi in mezzo ma con un sorriso spiazzante e travolgente.

 

Sicuramente quando ci siamo conosciuti stavi mangiando qualcosa. Ma tu eri così.

Il fuoco che ti portavi dentro andava alimentato, forse questo lo capisco solo adesso.

 

Non riesco ancora bene a razionalizzare tutto.

È ancora tutto così dannatamente fresco

In realtà penso che prima o poi su una delle chat leggerò il tuo solito messaggio.

 

Oh ragà mi so svegliato adesso

Mi vesto e arrivo

 

Ciao fratellino mio

 

Fabio

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Una delle prime volte che abbiamo parlato, anni fa, è stato in occasione di un’intervista radio che stavamo facendo sulle varie realtà dell’Atletico San Lorenzo. Era il turno del Basket e alla domanda: cosa vuol dire Basket Popolare? Rispose con una frase semplice: popolare vuol dire orizzontale, che non c’è nessun padrone e che le cose si decido tutte e tutti assieme. L’altro giorno, cercando di dare un senso a questa cosa, ho risentito quella vecchia intervista e mi è apparso chiaro quanto già da quelle semplici parole l’idea di mondo di Andrea, e in parte la sua essenza stessa, fossero chiare e radicate. Lui che curiosamente si avvicinava ad ogni esperienza che incontrava, l’attraversava e poi subito la portava in tutte le altre realtà in cui già stava, facendo un meraviglioso mischione: e cosi l’atletico si interessava di questioni ambientali o I Friday capivano l’importanza di un tiro da tre punti … giusto per citare due delle tante cose che Andrea animava. Ma la cosa che più sublima questa sua idea di mondo, questa sua curiosità, e la necessità costante di parlare a tutte e tutti è legata alla mascotte dell’Atletico San Lorenzo, che si è inventato e ci ha regalato: la scimmietta. Ci disse, dobbiamo disegnare qualcosa che non sia né maschio né femmina, che piaccia ai più piccoli ma che anche a noi faccia ridere … e soprattutto che sia curiosa, perché ne abbiamo cose da vedere e da raccontare, del quartiere e del mondo. L’idea riaccadde sulla scimmia animale simile a noi ma allo stesso tempo diverso e decisamente più simpatico, che ci diceva essere perfetto.  Da quel momento l’ha usata in ogni frangente possibile e immaginabile … dal bellissimo libretto con Momo alle lezioni che faceva nelle scuole. Mi chiamava sempre chiedendomi di disegnare varie versioni di questa scimmia che faceva cose: ambientalista, ginnasta, astronauta, che danza, che gioca … e ovviamente le voleva fatte per il giorno precedente perché – facendo mille cose – arrivava sempre corto con i tempi … e a questa cosa – nonostante l’accollo – non si riusciva mai a dire di no. Perché il suo entusiasmo era contagioso e con semplicità ti faceva capire quanto anche una lezione ad una classe elementare fosse in realtà fondamentale per creare un mondo migliore.

Ora non sai che darei André per ricevere una tua telefonata in cui mi chiedi un disegno da fare per ieri della scimmietta che fa cose ... ma so che non si può più

Perché questa vita stronza si accanisce e sembra sempre che vada nella direzione diversa da quella che immaginavi e immaginiamo …

Ma con la curiosità della scimmietta o, meglio, con la tua … e col tuo sorriso … proveremo ad andare avanti … senza padroni e provando a decidere tutte e tutti assieme, alla maniera popolare quindi.

 

Con tutti l’amore del mondo Dorno!

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L'ultima volta che ho visto Andrea è stata in occasione della partita di basket delle ragazze contro il PASS (o la PASS..boh?). Ero andato per vedere la partita, ma non l'ho vista benissimo. Avevo Andrea davanti. Di solito mi muovo dal blocco, con la testa e gli occhi cerco l'azione, provo a seguire la palla...Niente! Lui era più veloce di me, invasivo, esorbitante. Si agitava, si girava di continuo, oscillava, sbracciava...Non sarebbe passato neanche un pallone di la! Per un attimo ho pensato che me lo stesse facendo apposta...Macchè! Stava marcando duro tutti, chi entrava e chi usciva dal pallone di via dei Sabelli. Guai a non rispondere ai suoi sorrisi, ai suoi saluti, alle sue braccia senza misura e senza logica che si staccavano dal corpo, davano pacche, abbracci, carezze e poi tornavano al loro posto... Insomma, ero lì ancora a decidere se rimanere sulla barchetta nel mare in tempesta o cambiare posto. L'ho fatto più tardi, molto più tardi, perchè sono rimasto calamitato alla sua esuberanza, ai suoi sorrisi, al suo star bene li, in quel momento, con i suoi amici e con una palla che corre da una parte all'altra del campo, che lui comunque ogni tanto guardava, giusto per ricordare a se stesso quanto bene facesse al suo mondo quella cosa tonda come il mondo..

E tutto questo era l'esatta conferma dell'Andrea giocatore. La prima volta che l'ho visto giocare mi ha spaventato perchè non ho potuto fare a meno di mettermi nei panni degli avversari...Ho pensato: '...Questo sta facendo la partita della vita', '..Ha scommesso soldi veri che li avrebbe battuti da solo', '..E' venuta la ragazza a vederlo..' Difficilissimo marcarlo, impossibile fermarlo senza farsi davvero male! Poi, dai racconti dei suoi amici ho capito che era il suo standard, ma mi rimaneva difficile comprendere come uno così cattivo in campo fosse anche corretto e rispettoso con gli avversari: quella stessa sera l'ho visto prendere quasi in braccio da terra uno che aveva avuto la malsana idea di farsi dare sfondamento... Gliel'hanno dato lo sfondamento, al poveretto, e anche certificato. 
Questi giorni leggo di lui dei ricordi bellissimi di chi lo ha avuto vicino, di chi lo ha amato, perchè non poteva essere altrimenti. Lo conoscevo come lui conosceva me, perchè ci vedevamo al campo, perchè facevo qualche foto alla fine delle partite, perchè ero il papà di Lucilla, e mi salutava sempre per primo, chiamandomi per nome, con la specialità della casa: il suo sorriso.
Le manifestazioni di affetto per Andrea sono travolgenti, ma sono una piccolissima parte di ciò che è dentro il cuore di chi lo ama, una briciola. 
Sabato sono andato a salutarlo al playground, come tantissimi. L'ho cercato tra tutti i suoi amici, era impensabile vederlo separato dal suo Atletico!
Sabato l'ho anche immaginato affacciato dalla tangenziale, con le mani nei capelli e un sorriso non trattenuto, che diceva: '..Non state bene ragà.. tutto 'sto casino per me..?!?!?'

 

Andrea ti abbraccio anche io, stai vicino ai tanti, tantissimi che ti amano. Aiutali ad aiutarsi... Servi ancora tanto!

Paolo Bassino
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Andrea ti ricordi quando mi dicesti, davanti il Nuovo Cinema Palazzo "Chri io sono comunista. Mi sento comunista e Partigiano, mi riconosco nella falce e nel martello."?
 
Rimasi colpito. Eri riuscito a riportarmi ragazzetto, quando al primo liceo mi dissero qualcosa di simile e iniziai a frequentare le prime assemblee affascinato da un mondo che si muoveva per chiunque, per me, te e il resto del mondo. La perfetta descrizione di come eri tu. Detto da te quelle parole erano vere, più che mai, oggi che abbiamo paura a dirle. Risposi "si Andre, anche io" e sorridemmo.
 
E per te cambiare il mondo era qualcosa di complesso ma anche di bellissimo, ne sentivi il bisogno e lo facevi con il sorriso, con irriverenza e con una facilità assurda, forse troppo perché a volte avevi idee matte, mi chiamavi per raccontarmele al Playground mentre tiravi a canestro oppure a San Lorenzo, casa e fortezza nostra. A volte perdevo la speranza, beccavo te e mi riempivi la testa di idee folli e allora dicevo "sta fuori, lo seguo a ruota" perché io e tu eravamo così. Eri come un girasole, dove guardavi tu guardava il sole.
 
Andre scusaci, tu volevi unire il mondo e combattere insieme e non sempre siamo riusciti ma tu non ti sei mai arreso a questa realtà. Anzi. Sono sicuro che un giorno ci riusciremo a mettere insieme tante capocce diverse, anzi tu lo hai già fatto perché ti vogliono bene tuttə. Che poi la diversità è un mondo bellissimo che tu accoglievi come pochi.
 
Andre stringimi ancora forte come quella volta davanti il nuovo cinema palazzo, davanti la polizia e tu che mi dicesti "chri vieni vicino me che io sono più alto". Ancora una volta pensavi a proteggere il prossimo.
 
Ti voglio bene fratellone, ora e per sempre.
Aspettami perché un giorno, ovunque sarai, verrò e dovrai insegnarmi a giocare a Basket. Lo hai promesso.

Christian Partenope

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Ad Andrea:

Un giorno ti ho chiesto: “ ma dove hai lasciato i tuoi lunghi capelli?

Solo ora capisco perché  i tuoi capelli da angelo non li avevi più!

Hai messo le ali e ci hai lasciato!

Sei volato più alto dei nostri e tuoi pensieri!

Tu Andrea con le tue ali di colombo aiutaci come hai fatto!

                Lasciandoci i tuoi lunghi capelli

                Legati ai nostri cuori.

 

Da franca

Roma 23 Marzo 2022

 
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Mi piacerebbe raccontare mille episodi, mille ricordi: tipo le tue chiamate, che il 90% delle volte iniziavano con “zietta mi sa che ho fatto una cazzata, ci vediamo?”.

Mi chiamavi così, e ti odiavo ogni volta che lo facevi davanti agli altri, non sai le volte che m’hanno chiesto se eravamo davvero parenti, io lì a spiegà che no, era una cosa d’affetto nata tanti anni prima, e che mica so così più grande di te è. Poi mi dicevi che ero una sorellona…e vabbè, zietta no, ma in effetti sorellona mi ci sentivo davvero.
Eri un fratellino: quello che ogni tanto ti fa sbroccare, che a volte vorresti mandà a quel paese, ma poi come se fa a non adorarti. Ti volevo un bene infinito, un tipo di affetto raro: puro, trasparente, senza filtri, senza malizia. Eri il fratellino di cui prendersi cura, quello da coccolare, consolare…e pure da cazziare. Il fratellino pazzo, quello che ti fa fare cose assurde, insensate, ma sempre fantastiche.


Più di una volta mi hai detto che ero una delle persone con cui ti andava di parlare quando avevi i tuoi momenti bui, e io forse anche per questo mi sono sempre sentita un senso di responsabilità e in qualche modo di protezione nei tuoi confronti (poi co sta scusa te ne approfittavi eh, tipo quando mi dicevi che ero una delle tre persone con cui ti sentivi al sicuro in macchina, e finiva che quando ci stavi ti rilassavi così tanto che la metà delle volte dormivi, l’altra metà eri ubriaco, molesto, e facevi un macello assurdo, ‘tacci tua). Ne avrei di aneddoti da raccontare, ma quelli li tengo per pochi intimi, che alcune cose è meglio non dirle.

Ti ho sempre ascoltato tanto, ma forse qualcosa in più avrei dovuto dirtela pure io. E una cosa oggi te la voglio dì, davanti a tutta sta gente: grazie.

Grazie perché io sono di indole fifona, sono insicura, timida nelle scelte. E tu sei stata l’unica persona con cui non ho mai avuto paura di niente, nemmeno per un secondo.  Mi bastava sapere che ci stavi col tuo coraggio, la tua testardaggine, il tuo sorriso pieno e contagioso, con la tua luce immensa, quell’esplosione di energia incontenibile che poteva cambiarti la giornata. Mi facevi scordare della paura, mi hai insegnato a non guardare indietro anche quando mi sento fragile, ad essere ottimista, a fregarmene degli ostacoli, perché gli ostacoli piano piano li sbraghiamo giù tutti, uno dopo l’altro. Insieme. Mi facevi sentire al sicuro, protetta.

Quindi forse un po’ fratellone lo eri anche tu con me, e me ne sono resa conto solo ora.

Mo ci hai lasciato sto vuoto da riempire; un vuoto lasciato da una persona tanto grande è impossibile da colmare. Mi sò chiesta: e mò come farò quando ho paura? Come farò a non tirarmi indietro?

E mò come facciamo Andrè?

Ora possiamo solo stringerci forte, lottare insieme, e imparare da te a sorridere anche quando vorremmo sgretolarci, a restare in piedi quando tutto intorno crolla, a non farci fermare dalla paura, vivendo sempre al massimo, come tu hai sempre fatto.
Provarci anche se non siamo capaci e ci sembra impossibile oggi.
Possiamo farcela solo insieme, come piace a te.
Io ci proverò a non avere paura, te lo prometto.
Ti voglio bene cucciolo, mi mancherai tantissimo.

“Zietta” Claudia

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È da poco che ti ho incontrato nella mia vita, e sono felice che sia successo, perche sei riuscito a contagiarmi subito, dopo anni di chiusura in casa,uno dei primi abbracci che ho restituito,con qualche esitazione, da persona timida quale sono, le cui barriere per te, nemmeno esistevano. Dal primo giorno ti sei fatto vedere senza timori, lì seduto sul divano perche eri troppo stanco per prendere la forchetta dopo che ti avevo passato il piatto di pasta, come si fa con un fratello. mi dicesti "non sono sempre così" e nel frattempo ridevi, perche sapevi di mentire. infondo quel divano, quella casa, quei letti che occupavi per ore in diagonale, per te erano il posto dove potevi prenderti una pausa, lasciare per qualche ora che il mondo fuori si fermasse,senza rincorrerlo. la casa la facevate voi, un buco lontano dalle tue giornate piene di frenesia, senza pause, come te. mille pensieri, mille desideri,cosi tenace da non mollare neanche con un'orchidea rinsecchita. sei il primo ad avermi accolto in questo vostro bellissimo mondo, cosi, con una purezza sconcertante mi hai baciata in fronte, come ad una sorella. quanto mi piaceva il tuo affetto un po cacacazzi e immaturo, con i capricci per le carezze, le trecce alla francese ed i massaggi ai piedi. non potevi passare inosservato, riempivi le stanze, i discorsi, i cuori. cosi continuerai a fare. in poco tempo mi hai lasciato tanto. continueremo a fare Dornate e a pensare a te, con gioia ed il rammarico di non poterti vedere soreidere. grazie Andrè, pero mira meglio con gli accendini. 

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Ciao Andrea 

Ti ho conosciuto sui campi da basket giocando con mio figlio Pazzo.
Un ragazzo sempre con il sorriso,con la voglia di combattere, di vincere sempre.Ricordo ancora l'ultima partita ti sei arrabbiato e Giovanni il coach ti ha dato un bacio sulla testa (amore pure).Non posso credere che tu non ci sia più. Un dolore immenso.
Sarai sempre vivo e sarai sempre nei cuori di tutti. Sei un ragazzo indimenticabile e pieno di Amore.
TI VOGLIO BENE EEEEEEEEEE
LA MAMMA DI PAZZO 


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Ciao Andrè,

ieri, per la prima volta, ho giocato con la tua maglia, quella dell’Atletico.

Quante volte mi hai rotto il cazzo per venire a farti la panchina? Tante forse troppe.

Devo essere sincero, non ti ho mai creduto quando mi dicevi che questa non era una squadra ma una grande famiglia, frase che direbbe chiunque della propria squadra. Da  10 giorni però mi alleno con questo gruppo straordinario di ragazzi che ho potuto osservare da vicino. Ti devo chiedere scusa non una ma mille volte perché, perché, per una volta, avevi ragione. Trasuda da qualsiasi cosa facciano insieme quanto realmente, e non a parole, si vogliano bene e quanto siano, effettivamente, una famiglia.

Mi hanno accolto come un fratello e non avevano nessun obbligo nei miei confronti. Con te, invece, si che hanno un debito ma ne più ne meno di chiunque ti abbia conosciuto.

Cercherò di stare con loro il maggior tempo possibile ma non lo farò per te e neanche per loro, lo farò solo perché quando sono con loro, con l’Atletico, fa meno male.

Lo sai che me lo ricordo quando era REGAZZINO…….

 

P.s.

Andrè sono fortissimi e giustamente l’Atletico San Lorenzo è ai playoff, io ho giocato una merda ma ste cose le sai già.




A Momo piace...
A Momo piace la rete.
Momo adora Internet, «the net», 1.0, 2.0, 3.0 e così via…
A Momo piace fare surf dentro ai flussi della rete, direttamente sui fili della rete, attraversando la ragnatela di Internet, schivando i predatori, tendendo mani, facendo circolare acqua fresca e pulita.
Momo adora Internet, le nuove comunicazioni, quelle weird e quelle antiche.
Momo adora – anche e soprattutto – i problemi della rete, le cose che non funzionano, la rete quando è «in crisi».
Momo passa le sue giornate a «surfare» nella rete, alla ricerca di sapere, fratelli, mondi.
Momo è pazza della rete.
E questa pagina è proprio dedicata ai risultati dei viaggi di Momo nella rete: qui Momo fa circolare i saperi, i fratelli, i mondi che trova «surfando» nella rete: i pensieri e le intuizioni, le «speranze fantascientifiche».
Questo è lo spazio dello scambio, della sperimentazione, dell’off topic.
Qui Momo parlerà di serie tv, di quelle che ci sono e quelle di cui ci sarebbe la necessità.
Di fumetti, di libri, di quell’intervento culturale che a Momo piace.
Di tendenze, di musica, di quello a che Momo fa schifo.
Questo è lo spazio che Momo vi offre per le provocazioni, per la poesia cibernetica, per la messa in discussione.
Momo non sa come sarà fatto questo spazio.
E tu lo sai?