Anonima Precaria

Questa non è una rubrica: questo è un Sos.
La «questione precaria» è sparita dall’orizzonte. Anzi sono proprio i precari e le precarie ad essere spariti e sparite dall’orizzonte sociale e politico del Paese, dell’Europa, del Pianeta, dell’Universo o del Multiverso che sia.
Eppure il nostro pianeta è pieno di «cose», merci di vario prezzo e varia grandezza. Ne siamo pieni, di cose. Ovunque cose, cose cose. 
Sono i precari che costruiscono queste «cose», che portano «le cose» da una parte all’altra del pianeta, che servono quelli che dirigono le fabbriche (di qualunque sostanza esse siano fatte) dove altri precari costruiscono queste «cose». 
Eppure i precari sono spariti, non esistono. Non hanno voce. Sono diventate «cose» anche loro?
Di sicuro, essi sono diventati anonimi.
Significato di anonimo: Intenzionalmente o fortuitamente mancante del nome o della firma.
Questa non è una rubrica. È uno spazio, un luogo.
Offriamo rifugio a tutti i precari anonimi che vogliono fare sentire la loro voce.

3. Naufragio

NAUFRAGIO. Buio pesto, mancanza di coordinate, perdi il timone, smarrisci la rotta. PANICO. Ansia, depressione, apatia  ti prendono all'improvviso, si manifestano dal nulla apparente e iniziano a roderti dentro,  t'incatenano al muro, dentro casa, congelano la tua razionalità e ti si abbattono addosso. ADDOSSO. Come una mina innescata nei meandri del cervello, un istinto sabotatore che ti invade conquistando poi l'integrità della tua salute e serenità mentale.  E sembra che non hai scampo, che non hai il potere decisionale, che non puoi gestirlo. SEMBRA. Succede quando ti svegli la mattina e non ti va, quando sei stanca e non ti fermi mai, quando le scadenze ti sovrastano, quando il lavoro non ce l'hai, quando ce l'hai e ti pagano in nero, quando non ti pagano e anche quando ti pagano ma alla fine poi non è mai abbastanza. SUCCEDE quando il tutto  è più un'imposizione che una scelta. Quando ti dicono che sei malato, che non sei in grado, che non fai abbastanza. Succede quando non trovi la via di uscita, quando ti perdi non perchè il paesaggio è bellissimo, ma perchè l'affanno ti acceca. FERMA. Fermati. Non farti addomesticare, non credergli, loro, chiunque essi siano, non vogliono il tuo bene, non lo fanno per te. La maggior parte delle cose che ti dicono non esistono, non sono vere. Renditi impermeabile al nulla che si attanaglia, al vuoto interiore. RESPIRA perché non sei solo ma dipende da te. Respira e ricentrati, dove stai andando? Perché? Lo voglio davvero? Fatti comandante del tuo veliero perché è solo tuo e sarà quello il momento in cui il dirottamento diventerà nuovo approdo e non solita deriva. RIFLETTI. Rifletti e, nonostante la realtà che vivi dentro e fuori di te è apocalittica, insostenibile e annichilente, tu cambia rotta. Riafferra il timone e accendi la luce, spara un fuoco d’artificio se serve, puoi aspettare la luna buona ma DIROTTATI. Dirotta il pensiero verso orizzonti illuminabili, abbandona il baratro psicologico che ti soffoca e ti lascia annegare. Pensati e pensa la realtà in positivo, non per la speranza di un girono migliore, o la venuta dello spirito santo ma perché volendo o nolendo la storia è in divenire. Tu sei evoluzione, dinamismo e non sei solo, ma dipende da te. Combattilo il vento contro, affronta la tempesta, attraversa l’ignoto. COMBATTILA questa assurda sensazione che non ti appartiene per natura. Combatti l’avaria insieme a tutto il resto e superala, aggiustala, rimettiti in mare, e non lo dico perché credo sia facile, e so che non lo è, ma perché sono convinta che sia necessario, perchè è la tua sopravvivenza. Vai oltre, non dargliela vinta. Puoi virarla a tuo favore sta vita. FALLO.

 

 

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