Anonima Precaria

Questa non è una rubrica: questo è un Sos.
La «questione precaria» è sparita dall’orizzonte. Anzi sono proprio i precari e le precarie ad essere spariti e sparite dall’orizzonte sociale e politico del Paese, dell’Europa, del Pianeta, dell’Universo o del Multiverso che sia.
Eppure il nostro pianeta è pieno di «cose», merci di vario prezzo e varia grandezza. Ne siamo pieni, di cose. Ovunque cose, cose cose. 
Sono i precari che costruiscono queste «cose», che portano «le cose» da una parte all’altra del pianeta, che servono quelli che dirigono le fabbriche (di qualunque sostanza esse siano fatte) dove altri precari costruiscono queste «cose». 
Eppure i precari sono spariti, non esistono. Non hanno voce. Sono diventate «cose» anche loro?
Di sicuro, essi sono diventati anonimi.
Significato di anonimo: Intenzionalmente o fortuitamente mancante del nome o della firma.
Questa non è una rubrica. È uno spazio, un luogo.
Offriamo rifugio a tutti i precari anonimi che vogliono fare sentire la loro voce.

1. Te la pij neer culo, come sempre

Dopo qualche mese me so’ convinto, ok, ce provo, vado: chiedo il reddito de cittadinanza.
C’ho avuto tante resistenze, non me annava. No aspè aspè, già so che state a pensà:
che non lo volevo chiede perché non voglio esse un parassita e preferisco trovamme un lavoro perché so giovane e c’ho voglia de metteme in gioco e sgobbahahahahahahahhahah se se stocazzo!
Se non l’avevo chiesto fino a mo’ è perché stavo a cercà de capì se era un’inculata (nel senso negativo eh, non c’ho niente contro le inculate, sia chiaro, ma da ste parti se intende negativamente). Cioè volevo capì se ad esempio me annavano a guardà dentro al frigo, se me ritrovavo le guardie sotto casa, che ne so?
Dice: sei paranoico.
Embè io so paranoico? Ma n’hai visto che pubblicità demmerda j’hanno fatto a sto reddito?
Vabbè allora arriva n’amico mio, tipo mezzo anarchico ma più intelligente dell’anarchici quelli vestiti bene, e me dice che lui senza pensacce l’ha preso e comunque j’è convenuto. Allora ho pensato che se lo ha fatto lui che è anarchico e spegne er telefono pure pe scaccolasse allora potevo fallo pure io!
E niente, famme capì come se fa.
Praticamente c’avevo la carta d’identità distrutta e credo scaduta, dico credo perché nella parte relativa alla scadenza se leggeva solo 2020 e poi se percepivano altri numeri incomprensibili, cosa su cui ho fatto er vago fino a du giorni fa ma siccome dovevo chiede sto reddito…
Allora niente pio appuntamento, sì perché te pare facile fa la carta de identità a Roma, e dopo na trafila me ritrovo co un foglio provvisorio che però me vale uguale.
Co sto foglio me reco ar CAF. Vedo su google maps e me dice che er più vicino è a 800 mt. Ok, namo.
Arrivo là e non c’era ncazzo, così chiedo a uno “me scusi ma il CAF sa dirmi dove è?”, quello me fa “è quella serranda verde, ma apre quanno cazzo je pare”, vabbè.
Ariapro google maps e me dice che ce ne sta n’artro a 200 mt. Ce vado.
Entro e me trovo no scenario de guerra, gente sudata che bestemmia tutti appiccicati in uno spazio de tre metri quadri, entro e me chiedono “che devi fa?” ma non me lo chiede quello che ce lavora, no no, me lo chiede la gente che ormai stando lì a seconda de che devi fa te dicono pure dove devi andà.
Io non rispondo e nel frattempo arriva sto pischello del CAF che me chiede la stessa cosa, je dico che devo fa il reddito de cittadinanza e lui me dice che prima devo fa l’ISEE.
Ok e come se fa?
Me da un foglio e me dice che pe fa l’ISEE je devo porta altri 4 o 5 documenti.
Allora ariparto e vado alle poste pe famme da l’estratti conti de sta ceppa, e altre cose che non me ricordo come se chiamano.
Poi chiamo la consulente del lavoro che c’avevo prima de annammene a fanculo da quel posto da cui hanno fatto de tutto per far si che me ne annassi invece de licenziamme e lei me dice cose strane in un linguaggio de cui non se capisce ncazzo. Al chè rosico e je dico.
AOOOOO A CONSULENTE DEVI PARLà BENEEE NON SE CAPISCE NCAZZO!
Ma io dico: è come se io chiamo uno della treccani per chiedeje come se dice na cosa e quello me risponde in greco antico, ma limortaccitua se sapevo er greco antico te chiamavo a te?
Vabbè non la faccio lunga. Alla fine dopo na mattinata a sbroccà riesco ad accumulà sti cazzo de documenti e torno il pomeriggio ar CAF.
Stessa scena.
Tutta gente ammucchiata che appena entro me fanno “che devi fa?”… come potete immaginare una parte di me je voleva dì “FATEVE LI CAZZI VOSTRA” poi non so perché me so intenerito e quindi gli ho detto “Devo chiede il reddito de cittadinanza”. Arriva una tutta esperta e me dice che devo aspetta 6 persone e che l’ufficio è quello.
Dopo du ore de fila quando toccava a me scopro che avevo sbagliato fila perché in realtà dovevo prima fa l’isee e se solo quella se fosse fatta li cazzi sua magari avrei chiesto a quello che sta li apposta pe da’ ste informazioni, ma ovviamente è chiedere troppo de sta in uno spazio pubblico e chiede alla gente de fasse li cazzi sua.
Ma non basta, perché avendo io detto a voce alta “reddito di cittadinanza” c’ho tutta sta schiera de vecchi che me guarda e una me fa “mah, io non ve capisco, scusa quanti anni c’hai? Sei giovane! Ma non fai prima a cercatte un lavoro?”
Faccio un respiro profondo, anzi ne faccio due…
“A signò, ma nsè accorta in che paese de merda vive?”
E lei “eh io ho lavorato tutta la vita, ho fatto un concorso eh, ho studiato e ora sono in pensione”
Io “scusi se chiedo, ma concorso per cosa?”
E lei “per lavorare alle poste”….
CAPITO COME! LEI HA STUDIATO PE LAVORARE ALLE POSTE
MA LI MORTACCI TUA
“signò, lasciamo perde, se goda la pensione, io voglio solo fa la fila in santa pace”
Mentre je dico così arriva una che fa “ ma com’è tutta sta fila?”
E la signora postina che ha studiato tanto e fatto i concorsi risponde “eh perché qua devono servire tutti, ma proprio tutti… capito?”
Io pe n’attimo ho pensato che ce l’avesse con me e je stavo pe partì de capoccia ma l’altra signora specifica “ahh perché pure l’immigrati ce vengono qua?”
Lasciamo perde come si è evoluta la discussione ma ve dico che se fosse entrato uno dell’ISIS e avesse sparato a cazzo de cane su tutti non avrebbe fatto un soldo de danno, compreso me eh.
E niente alla fine riesco a entrà e questo me fa fa na richiesta pe pià l’ISEE e me dice de tornà tra na settiamana.
Oggi ce so andato e m’ha detto “me dispiace non lo poi richiede il reddito”.
Sapete perché? Perché nel 2018 ho preso 9 mila euro e per prende il reddito devi sta sotto i 6mila.
Sti 9 mila euro l’ho presi dall’azienda in cui lavoravo che ovviamente m’ha pagato in una modalità per cui non posso chiede nessun tipo de sostegno o disoccupazione.
Quello m’ha trattato come se fossi un ricco che chiede il reddito.
Cioè 9 mila euro in un anno secondo voi so tanti? E poi nel 2018-2019 cioè un anno fa. Mo che non prendo un cazzo da un anno so molto più povero de prima.
E quindi voi ve chiederete, e mo come fai?
Come faccio: come sempre, me la pio ‘nder culo.
Noi precari semo fin troppo abituati, avrei dovuto da’ foco ar caf, annà a prende a stecche l’ex datore de lavoro ma me sarei solo ritrovato ancora più precario in carcere, ma almeno una volta avrei visto l’esistenza de sto Stato. Vabbè, aspettando un reddito vero ve sallustio. Ah, manco me so’ presentato.
Piacere so’ Canaccio, no stronzo qualunque.
 

Vai a tutti gli articoli di Anonima Precaria


A Momo piace...
A Momo piace la rete.
Momo adora Internet, «the net», 1.0, 2.0, 3.0 e così via…
A Momo piace fare surf dentro ai flussi della rete, direttamente sui fili della rete, attraversando la ragnatela di Internet, schivando i predatori, tendendo mani, facendo circolare acqua fresca e pulita.
Momo adora Internet, le nuove comunicazioni, quelle weird e quelle antiche.
Momo adora – anche e soprattutto – i problemi della rete, le cose che non funzionano, la rete quando è «in crisi».
Momo passa le sue giornate a «surfare» nella rete, alla ricerca di sapere, fratelli, mondi.
Momo è pazza della rete.
E questa pagina è proprio dedicata ai risultati dei viaggi di Momo nella rete: qui Momo fa circolare i saperi, i fratelli, i mondi che trova «surfando» nella rete: i pensieri e le intuizioni, le «speranze fantascientifiche».
Questo è lo spazio dello scambio, della sperimentazione, dell’off topic.
Qui Momo parlerà di serie tv, di quelle che ci sono e quelle di cui ci sarebbe la necessità.
Di fumetti, di libri, di quell’intervento culturale che a Momo piace.
Di tendenze, di musica, di quello a che Momo fa schifo.
Questo è lo spazio che Momo vi offre per le provocazioni, per la poesia cibernetica, per la messa in discussione.
Momo non sa come sarà fatto questo spazio.
E tu lo sai?