Na guera quotidiana

È risaputo ma è mejo ribbadillo.
Se c’è na categoria che se la passa proprio male è quella dei padri.
Fà er padre nel 2019 a Roma è na guera, na guera quotidiana.

5. Er virus daa vita

 
 
Oh. Erano tre settimane che volevo scrive sto pezzo, ma mia figlia non era d’accordo manco pe niente e quindi ho rimandato fino a oggi. Siamo tumulati a casa da tre settimane circumcirca: sta quarantena è na Cambogia. Pure adesso che scrivo ecco che lei sta qui a dieci centimetri da me che me fissa e me dice: «Che famo? Eh! e mò che famo? A che giocamo?»
Ormai è stato certificato, regà. 
Ella è posseduta da una specie di viruse (no, tranquilli, er Corona non c’entra); è una cosa diversa, più oscura e misteriosa, un viruse che sono millenni che la scienza cerca de studia e de comprende: er viruse della vita.
 
È un’esaltata, gioiosa macchina der piacere. 
Vuole sempre giocare (e vabbé c’ha quasi sei anni, ce po stà). A parte er fatto che vuole giocà a Tutto (puzzle, pallone, bambole, indovinachi, colorare, disegnare, labirinti, nascondino, rialzo, computer, costruzioni, eccetera, eccetera, eccetera, Tutto, tutto). 
Poi fa mille domande, ma non una cosa normale, che ne so vuoi sapè qualcosa e la chiedi poi uno ti risponde e via così. No, ella è curiosa de na curiosità insaziabile, inestinguibile proprio. Vuole sapere, essa vuole conoscere, imparare cose nuove. È una spinta incomprimibile, che non ha alcuno scopo specifico: è sete, sete di sapere assoluta. Pura sete. 
Poi vuole correre, saltare, fare sport, tirare pallonate, cadere pe terra, volare, arrampicarsi sui muri e sul soffitto, e noi viviamo in un buco a Roma Est, e ho detto tutto. Quando me capita di vedere i video dei ricchi (che tutti chiamano star) che dicono «State a casa, non è così male» me viene subito «ma vaffanculo, stronzo (o stronza)». Immediato così, senza passare dal via. Vaffanculo. Stronzo. O. Stronza. 
 
Sono a conoscenza di situazioni che sono al limite, regà, genitori che non sanno più come fare per respingere il viruse della vita che si insinua nei loro corpi. Io li comprendo, ebbene sì, e ne sono solidale.
Er viruse della vita è talmente forte e invasivo che mi sta contagiando pure a me. Nun so nemmeno se quello che scrivo è veramente quello che penso o se è colpa dei lei (della mia bambina e del viruse di cui è portatrice) che non riesco più a distinguere tra una rottura de cazzo mondiale e giocà 3 ore e mezza a indovinachi. 
 
Conta che proprio na settimana prima che cominciava sta follia der Corona finalmente ero riuscito a famme prestà un account de Netflix da un amico, che culo eh? E invece nemmanco un film so riuscito a vede. Nemmeno uno. Manco quello sull’ultras che dice che è caruccio, nemmanco quello. E ho detto tutto.
 
Dice resta a casa e non rompe er cazzo, dice. E lo Stato che fa? Io er Corona lo posso pure batte ma il viruse daa vita – da solo – proprio nun je la posso fa.
 
PS Se continueranno a lasciarci i nostri bambini soli con noi h24 chiusi a casa, alla fine l’ipotesi più accreditata dagli esperti è che tutti noi (bambini e chi ci vive) diventeremo presto tutti hikikomori (che sarebbero quegli adolescenti giapponesi che non escono più dalle loro stanze, pe scelta eh) ognuno chiuso nella sua stanza senza vederci più in faccia né parlarci più né niente. 
Per tutti – bimbi schizzati e genitori X fuori di testa – c’è una sola soluzione: reddito per tutti, firmate la petizione del Bin Italia.

A Momo piace...
A Momo piace la rete.
Momo adora Internet, «the net», 1.0, 2.0, 3.0 e così via…
A Momo piace fare surf dentro ai flussi della rete, direttamente sui fili della rete, attraversando la ragnatela di Internet, schivando i predatori, tendendo mani, facendo circolare acqua fresca e pulita.
Momo adora Internet, le nuove comunicazioni, quelle weird e quelle antiche.
Momo adora – anche e soprattutto – i problemi della rete, le cose che non funzionano, la rete quando è «in crisi».
Momo passa le sue giornate a «surfare» nella rete, alla ricerca di sapere, fratelli, mondi.
Momo è pazza della rete.
E questa pagina è proprio dedicata ai risultati dei viaggi di Momo nella rete: qui Momo fa circolare i saperi, i fratelli, i mondi che trova «surfando» nella rete: i pensieri e le intuizioni, le «speranze fantascientifiche».
Questo è lo spazio dello scambio, della sperimentazione, dell’off topic.
Qui Momo parlerà di serie tv, di quelle che ci sono e quelle di cui ci sarebbe la necessità.
Di fumetti, di libri, di quell’intervento culturale che a Momo piace.
Di tendenze, di musica, di quello a che Momo fa schifo.
Questo è lo spazio che Momo vi offre per le provocazioni, per la poesia cibernetica, per la messa in discussione.
Momo non sa come sarà fatto questo spazio.
E tu lo sai?