#Eccetera - Libri e film per genitori X

Dunque, per «genitori X» Momo intende qualsiasi genitore (femmina, maschio, tutti e due, nessuno dei due, un po' uno un po' l’altro, elefante o farfalla, a colori e/o in bianco e nero, eccetera eccetera).
Proprio ai genitori X (anche detti: genitori eccetera), quotidianamente alle prese con i piccoli mostri (le incantevoli creature dell’orrore, i demoni ingoia tempo&sonno, eccetera) è dedicata questa rubrica di recensioni di libri, di film, e di eccetera.
[A cura di uno dei tanti genitori X].

«Siamo ancora dentro Matrix?»

 

Provare a spiegare cosa ha significato Matrix per me non è facile. Ci ho già provato altre volte ma con alterne fortune. Mi prendono un po’ per matto un po’ per vecchio. Sticazzi, ora che è uscito il quarto episodio io ci provo lo stesso. Se non vi va, non leggete.

Quando ho visto Matrix per la prima volta era il 1999 (l’anno della sua uscita al cinema), io avevo 23 anni. Mancavano due anni alle giornate di Genova e alla caduta delle Torri Gemelle. Si cominciava a parlare di movimento dei movimenti, di Seattle. Io non avevo lo smartphone e avrei cominciato usare il Nokia solo nel 2001. Facebook non esisteva, figuratevi WhatsApp.
Non so se mi spiego.
Il pianeta in cui abitavamo era così differente da quello attuale che i nostri paesaggi psichici, le nostre abitudini comportamentali e le coordinate politiche di allora, oltre che incomprensibili  – è questo sarebbe anche corretto – oggi sarebbero probabilmente considerate deviate, patologiche, mostruose.
Lo dico senza un briciolo di nostalgia, sia chiaro. Prima non era meglio di oggi. Il 2022 non ha nulla da invidiare al 1999, (pandemia a parte). Ma quanto è differente.

La visione di Matrix nel 1999 fu uno choc.
Prima di tutto, la forma. Quelli che ancora si chiamavano effetti speciali avevano subito una tale evoluzione che tutti ne rimasero sconvolti. Iniziava l’era del digitale, senza che nessuno ci avesse avvertito. Da lì in poi il cinema (e l’immaginario, che dipende dal cinema molto di più di quanto pensiamo) avrebbe preso un’altra strada (che ancora sta percorrendo). L’iperrealismo (soprattutto quello Usa) avrebbe in pochi anni raggiunto livelli barocchi, pesanti e conservatori ma in questi primi anni (il 1999 è l’anno anche di Existenz di Cronenberg, e Mulholland Drive di Lynch è del 2001) c’è (anche negli Usa) ancora il gusto per una forma di ribellione pura e iconoclasta. E Matrix (almeno il primo) in questo è un modello pop per tutti, probabilmente ineguagliato.

Poi, il cosiddetto contenuto. La grammatica stessa che veniva usata nel film era la mia, (la nostra?). Nel primo Matrix c’era il marxismo, e c’era il futurismo, e c’era la guerra alle macchine, e c’era pure l’amore. C’era il nostro universo, il nostro immaginario, c’era tutto. C’erano anche tante altre cose che oggi mi spiego meglio: la percezione di giocare una partita truccata, il senso di una sconfitta imminente, la difficoltà collettiva di prendere coscienza del proprio stato. Matrix parlava la nostra lingua così senza sforzo. Quando nel primo Matrix Neo salta da un palazzo all’altro, c'è un’intera parte del mondo a farlo con lui: noi. O almeno io salto con lui. E un po' come nel salto nel buco di Alice, la caduta non è ancora finita.

«Siamo ancora dentro Matrix?»

Mi sono accorto di quanto Matrix sia stato un punto di riferimento così profondo del mio immaginario, vedendo il quarto episodio Matrix Resurrections. Da qui in poi se non avete visto film è meglio non leggere per evitare qualche spoiler.

È davvero difficile spiegare quanto mi abbia colpito vedere Neo e Trinity, nella prima parte del film, incastrati dentro Matrix. È stato speciale, ecco. La prima parte del film somiglia molto al primo Matrix quando viene descritto il processo di presa di coscienza di Thomas Anderson. L’incontro con Trinity che lo porta da Morpheus, il coniglio bianco, la difficoltà di accettare la realtà così come essa è. Gli umani come energia per nutrire le macchine, la scoperta della Macchina – la matrice, Matrix – cioè, per me (per noi) il capitalismo.
Nella prima mezz’ora dell’ultimo Matrix la tensione è la stessa: il mondo di Matrix (così com’è) spacciato come normale, come naturale (ma venti anni dopo). È il nostro mondo, sono le nostre città. Ora tutti sono adulti e del capitalismo (di Matrix) non gli frega più niente. Se ne sono addirittura dimenticati. 
Neo è un programmatore di giochi (divenuto celebre con un gioco che si chiama Matrix!) e Trinity è una madre e moglie incastrata dentro una famiglia borghese. La vita scorre bene anche se i due hanno tormenti e dubbi. Come tutti, a dire la verità, sotto povero cielo. La descrizione è agghiacciante, e convincente. E tutto somiglia molto al nostro mondo di oggi. Ora che siamo tutti diventati adulti, ecco che la domanda torna: ma allora siamo ancora dentro Matrix? Matrix non era stato distrutto? Non avevamo sconfitta la «Matrice»?

«Siamo ancora dentro Matrix?»

Quando poi Neo torna nel mondo reale, uno dei capitani dell’esercito degli umani gli dice più o meno questo: «Oggi è molto diverso da prima. Sembra che abbiamo smesso di combattere. Sembra che Matrix abbia vinto». Da qui in poi la tensione del film scende sempre di più.
E la risposta si allontana: «Siamo ancora dentro Matrix?»

Comincia la parte del film più spettacolare che vabbè può piacere o meno. E a me non è piaciuta per niente. La psicoanalisi come forma di controllo è pure caruccia. Pure gli attori ripresi da Sense8 e i personaggi dalla trilogia precedente sono divertenti, ma gli inseguimenti e le battaglie oh mio dio non ne possiamo più vi prego basta.
Certamente il punto di vista che emerge nel finale del film (di cui non parlo così come non parlo di altri mille temi del film) è abbastanza sconvolgente. Sì, sconvolgente proprio. Nel senso che dilata le possibilità del cinema e della rivolta. A suo modo è anche lineare (nel senso di logico) e, all’interno ella saga, pienamente rivoluzionario.
Infine così detto tra noi: è veramente bello e liberatorio vedere Neo (oggi 57 anni) e Trinity (oggi 60 anni) – pieni di rughe e di sana vecchiaia – baciarsi come due ragazzini.

Ma la domanda rimane senza risposta: «Siamo ancora dentro Matrix?»

[gina] – gennaio 2022


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