#Eccetera - Libri e film per genitori X

Dunque, per «genitori X» Momo intende qualsiasi genitore (femmina, maschio, tutti e due, nessuno dei due, un po' uno un po' l’altro, elefante o farfalla, a colori e/o in bianco e nero, eccetera eccetera).
Proprio ai genitori X (anche detti: genitori eccetera), quotidianamente alle prese con i piccoli mostri (le incantevoli creature dell’orrore, i demoni ingoia tempo&sonno, eccetera) è dedicata questa rubrica di recensioni di libri, di film, e di eccetera.
[A cura di uno dei tanti genitori X].

Favolacce: guerra ai bambini!

 

Roma, anno 2020: la famiglia italiana è un incubo. I padri fanno schifo: vigliacchi, infami, mai sudati. Le madri fanno schifo: trasparenti, inutili, piegate. Tutto fa schifo, e ogni giorno va peggio. Il lavoro, la natura, il mare. Anche il mare fa schifo. Anche l’acqua.

L’opera numero due dei fratelli D’Innocenzo è un cazzotto in faccia. Che ti fa uscire il sangue. Una cosa dura che non si può dire. Che talvolta non si può guardare, né ascoltare. Ti viene da chiudere gli occhi, da tapparti le orecchie. I fratelli D’Innocenzo sono cattivi, violenti, senza pietà. E sono anche bravi.

E hanno ragione. Non sono sadici (o forse solo un po’). Ma sanno di cosa parlano. Meglio guardarla in faccia, la realtà – cantava Vasco mille anni fa – è più sicura.

Favolacce è un film bello, importante, con un montaggio mozzafiato e una fotografia che non si vedeva da anni. Una telecamera-insetto – sospesa, lontana, poi vicinissima – che si agita di qua e di là, come una farfalla. O come un calabrone che sta per pungere.
Favolacce è un gran film, che è importante perché parla, racconta, svela. E svela che dietro l’amore sbandierato ovunque per i bambini, per ogni ragazzo e ragazza di italica stirpe – per i propri figli e per i figli degli altri – in realtà si nasconde un potere degenerato e violento. Un potere adulto e implacabile che è anche odio verso sé stessi, verso il proprio presente di merda, e verso il futuro.

Perché una parte della società italiana è in guerra. In guerra – spietata e quotidiana – contro sé stessa, contro i ragazzi, contro tutti. 

Questa è l’umanità adulta senza l’utopia, senza la rivolta, senza il sogno della rivoluzione (proprio così) senza il comunismo, o chiamatelo come vi pare. Un’umanità senza più niente in mano, adulta e svuotata, senza midolla, sena organi interni, né cuore né fegato. Uno schifo.

Ma attenzione, adulti di tutti i tipi, perché «le bombe» – artigianali, fiabesche, magnifiche – che i bambini stanno costruendo dentro le vostre case (oh sì proprio lì, e voi non riuscite neanche a vederle) quelle bombe presto esploderanno. Voi non potrete fermarle per sempre. Saranno sempre più sofisticate, sempre più difficili da capire, sempre più intelligenti.

La guerra è appena iniziata: il nuovo mondo – il mondo dei bambini – sta per arrivare.

Boom!

Gina


A Momo piace...
A Momo piace la rete.
Momo adora Internet, «the net», 1.0, 2.0, 3.0 e così via…
A Momo piace fare surf dentro ai flussi della rete, direttamente sui fili della rete, attraversando la ragnatela di Internet, schivando i predatori, tendendo mani, facendo circolare acqua fresca e pulita.
Momo adora Internet, le nuove comunicazioni, quelle weird e quelle antiche.
Momo adora – anche e soprattutto – i problemi della rete, le cose che non funzionano, la rete quando è «in crisi».
Momo passa le sue giornate a «surfare» nella rete, alla ricerca di sapere, fratelli, mondi.
Momo è pazza della rete.
E questa pagina è proprio dedicata ai risultati dei viaggi di Momo nella rete: qui Momo fa circolare i saperi, i fratelli, i mondi che trova «surfando» nella rete: i pensieri e le intuizioni, le «speranze fantascientifiche».
Questo è lo spazio dello scambio, della sperimentazione, dell’off topic.
Qui Momo parlerà di serie tv, di quelle che ci sono e quelle di cui ci sarebbe la necessità.
Di fumetti, di libri, di quell’intervento culturale che a Momo piace.
Di tendenze, di musica, di quello a che Momo fa schifo.
Questo è lo spazio che Momo vi offre per le provocazioni, per la poesia cibernetica, per la messa in discussione.
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