#Eccetera - Libri e film per genitori X

Dunque, per «genitori X» Momo intende qualsiasi genitore (femmina, maschio, tutti e due, nessuno dei due, un po' uno un po' l’altro, elefante o farfalla, a colori e/o in bianco e nero, eccetera eccetera).
Proprio ai genitori X (anche detti: genitori eccetera), quotidianamente alle prese con i piccoli mostri (le incantevoli creature dell’orrore, i demoni ingoia tempo&sonno, eccetera) è dedicata questa rubrica di recensioni di libri, di film, e di eccetera.
[A cura di uno dei tanti genitori X].

Cuori

di Dario Piselli

La caccia alle farfalle rapì completamente i pensieri di Melia. I suoi occhi arcobaleno erano intenti a seguire quelle ali dai mille colori senza badare ad altro. I lepidotteri danzavano veloci tra campanule margherite e buganvillee. La ragazza le seguiva a distanza per non disturbarle ma senza perderle mai di vista. Ad ogni passo il bosco si faceva più fitto, l’erba più scura e la luce meno intensa. Il gruppo di farfalle si concentrò su un fiore, Melia arrestò la sua corsa. “Un bosco? Ma da dove sbuca questo bosco?” si domandò ad alta voce guardandosi intorno. Non ricordava di aver mai visto oltre i prati vicino casa un bosco, al più qualche quercia isolata o degli ulivi. Le farfalle ripresero il loro volo e lei non si curò più di quei pensieri. Era affascinata da sempre da quegli insetti, e tra tutte le farfalle arlecchino erano le sue preferite. Dopo tanto correre ad un certo punto rallentò, gli allenamenti di palla e spinta del giorno prima si facevano sentire sulle gambe. Le farfalle fuggirono via ma i suoi occhi erano ormai sazi di colori. Melia posò il suo zaino a terra e decise di sedersi su delle rocce per riposare un po’ prima di tornare verso casa. Seduto sopra un ramo, intento ad osservarla, c’era uno spiritello del bosco. L’aveva seguita in segreto durante l’ultima parte della sua caccia alle farfalle. In quel momento stava pensando tra sé e sé: “Gli occhi di questa bambina hanno i colori dell’arcobaleno. E se fosse arcobaleno anche il suo cuore? Sì, deve essere così, sarà sicuramente il suo cuore arcobaleno a tingere di quel ventaglio di colori i suoi intensi occhi”. Mentre continuava a guardarla, lo spiritello si convinse che doveva impossessarsi di quegli occhi. Per farlo doveva avere il cuore della ragazza. Avrebbe attinto a tutto il suo repertorio di arti magiche, aveva in mente un piano, le avrebbe proposto uno scambio. Melia ripose la borraccia nello zaino, se lo mise sulle spalle e si alzò pronta ad incamminarsi verso casa. In quell’istante sentì alle sue spalle un rumore proveniente da dietro un gruppo di fronde. “C’è qualcuno?” chiese timidamente. Lo scroscio si fece più vicino e dai folti cespugli sbucò un uomo sovrastato da un enorme bagaglio, sembrava dovesse finirne schiacciato da un momento all’altro. Pesava su di lui una grande rete stracolma di una massa indefinita di oggetti. Aveva la fronte bagnata dal sudore ma non sembrava eccessivamente affaticato. “Buongiorno signore” disse Melia. “Buongiorno a te. Avresti un po’ di acqua fresca per questo vecchio mercante?”. La ragazza porse da bere all’uomo. “Grazie mille, fa molto caldo da queste parti, la tua acqua è una delizia per la mia gola”. Melia sorrise all’uomo, gli fece un cenno per salutarlo e si voltò per andarsene. “Aspetta”, la fermò il mercante. “Sei stata gentile con me, voglio contraccambiare, ti offrirò uno scambio molto vantaggioso”. La fanciulla ascoltava incuriosita. Il mercante mise terra il suo prezioso carico, frugò tra i diversi oggetti fino a tirar fuori un piccolo scrigno. Guardò Melia negli occhi e le disse: “Qui dentro c’è un cuore d’oro. Le persone nel cui petto batte questo tipo di cuore hanno garantita una vita di prosperità e di ricchezza, lo vorresti?”. Melia continuò ad ascoltare interessata. L’uomo proseguì: “Le regole dei mercanti mi impongono di non donare senza ricevere, ma mi accontenterò dell’acqua che mi hai donato e del tuo ben meno prezioso cuore”. Melia ci pensò su, e poi rispose: “Grazie signor mercante. Un cuore d’oro è molto pesante, se ne avessi uno al posto del mio sarei troppo lenta per inseguire le farfalle, salire sugli alberi e ballare con le mie amiche. E poi mio papà mi ha detto che le persone più ricche non sono quelle più felici”. “Capisco”, si limitò a rispondere l’uomo. Melia salutò il mercante e riprese il suo cammino, quando fu sufficientemente distante lo spiritello riacquisì la sua forma originaria. Il suo primo tentativo non era andato a buon fine, aveva bisogno di una nuova strategia. Melia riusciva ad orientarsi discretamente nel bosco, sebbene fosse ancora lontana dai suoi confini proseguiva sicura per la sua strada. Stava camminando nella fitta vegetazione quando si trovò davanti la testa di un leone. Aveva delle lunghe zanne acuminate che gli uscivano dalla bocca. La 

ragazza si spaventò, si accorse però ben presto che non c’era vita nel felino. La ragazza guardò meglio. La testa e l’intera pelliccia del leone ricoprivano come un mantello un uomo che dormiva seduto con la schiena appoggiata ad un grande masso. Aveva legati alla vita una sciabola ed una fionda, ai suoi piedi invece giaceva la sua lancia. Mentre veniva osservato il giovane aprì gli occhi e disse: “E tu chi sei?”. “Buo…buongiorno, io sono Melia” rispose timorosa. “Ciao Melia, io sono un cacciatore, ma non devi aver paura, tra le mie prede ci sono solo animali, non uomini.” Melia era un po’ spaventata ma molto attratta dal corpo del felino ucciso. Il cacciatore se ne accorse. “Ho ancora tutto di lui. Guarda.” Sciolse i lacci che chiudevano la sacca in pelle che aveva accanto, la aprì e mostrò il contenuto alla ragazza. Il cacciatore aveva conservato le interiora dell’animale: il cervello, lo stomaco, i polmoni, il cuore. “Era un animale fiero. La caccia è durata giorni, davvero un animale instancabile. È stato un avversario difficile, ma io sono stato più forte”. A Melia non piaceva molto quell’uomo, fece un passo indietro. Il cacciatore allora le chiese: “Ti piacerebbe essere forte e coraggiosa come un leone? Non conoscere la paura? Ti offro il suo cuore, come vedi a me non serve, io sono già impavido e possente. In cambio potresti darmi il tuo di cuore, potrebbe farmi comodo, potrei utilizzarlo come esca per la mia prossima preda”. Melia pensò “Ma perché oggi tutti vogliono il mio cuore?”. Calma ma decisa rispose all’uomo: “Il mio maestro mi ha insegnato che forza e coraggio si conquistano passo dopo passo e che le scorciatoie spesso nascondono dei tranelli. E comunque non voglio che il mio cuore sia usato per uccidere un animale”. Udendo quella risposta il cacciatore raccolse le sue cose contrariato. Prima di andarsene si rivolse nuovamente a lei dicendole: “Fa come vuoi ragazzina, la scelta è tua”. Era da diverso tempo che Melia aveva ripreso a camminare, ormai non doveva essere molto lontana da casa. Arrivò in una radura costeggiata dalle acque di una fonte, si chinò per sciacquarsi un po’ il volto. Asciugato il viso si trovò davanti una sorpresa. La ragazza non poteva credere ai suoi occhi, una stupenda fata color vermiglio fluttuava proprio sopra la sorgente. Melia la guardava ammagliata a bocca aperta, non poté trattenersi: “Sei bellissima” le disse. “Ti ringrazio molto, mi presento sono la fata di questa fonte.” Melia la osservava estasiata, non sapeva cosa dire, continuò ad ammirarla in silenzio. “Ti piacerebbe essere bella come me?” domandò la fata alla giovane. Senza pensarci troppo la ragazza rispose “Sì!”. La fata avvicinò tra loro le proprie mani, girò i palmi verso l’alto ed al loro interno comparve una grande rosa rossa dalla strana forma. “Questo è un cuore di rosa. Prendilo al posto del tuo, diventerai la più bella del tuo paese”. Melia questa volta non vedeva alcun motivo per opporsi allo scambio, in fondo a chi non sarebbe piaciuto diventare così bella? “Sì fata della fonte, voglio il cuore di rosa”. “Eccolo a te” rispose la fata, poi continuò: “Devi però sapere, che il profumo dolce di questo tuo nuovo cuore offuscherà i tuoi ricordi. Avrai bisogno di qualche tempo per abituarti, ben presto potrai avere nuovi ricordi ma perderai per sempre quelli passati”. Lo sguardo di Melia cambiò, con i suoi grandi occhi arcobaleno fissò la fata con espressione crucciata. “Questo proprio non è possibile. Non sarei più me stessa senza i miei ricordi. Scorderei tutti i libri che ho letto, non riconoscerei più i miei amici, dimenticherei tutte le filastrocche ed i giochi inventati con mia madre”. “Sei sicura?” si sentì chiedere, “Sì, grazie fata ma preferisco il mio cuore denso di ricordi”. La fata si rattristò, l’aurea che aveva intorno si fece meno brillante, dal suo occhio destro scese una lacrima. La ragazza non capiva. La fata iniziò a rimpicciolirsi, una nube la avvolse, e in una manciata di secondi la trasformazione fu completa. Melia aveva finalmente davanti a sé il vero volto dello spiritello. “E tu chi sei? Perché stai piangendo?”. Lo spiritello tra un singhiozzo e l’altro le raccontò tutto: era rimasto incantato dai suoi occhi e per questo motivo voleva il suo cuore, per averlo si era trasformato prima in mercante poi in cacciatore ed infine in fata. Tutti i suoi sforzi si erano rivelati però vani, non era riuscito ad impossessarsi del suo cuore. Melia non era arrabbiata con lo spiritello, è vero era stata ingannata, ma in fin dei conti l’essere del bosco era stato onesto, le aveva sempre proposto uno scambio che lei avrebbe potuto rifiutare. E poi c’era un’altra cosa che l’aveva colpita 

più di tutto: per la prima volta qualcuno aveva riconosciuto tutti i colori che animavano i suoi occhi arcobaleno. Nessuno era mai riuscito a scorgere la vera natura dei suoi occhi, neanche sua madre o il nonno o la sua migliore amica. Soltanto lei guardandosi allo specchio riusciva a vedere tutte le cangianti tonalità che illuminavano le sue iridi. Lo spiritello interruppe il silenzio della ragazza: “Allora che cosa vuoi in cambio del tuo cuore?”. La ragazza anziché rispondere chiese: “Ma quindi il motivo per cui desideri tanto il mio cuore è per avere degli occhi come i miei?” “Esatto” rispose lo spiritello, “Se hai degli occhi arcobaleno devi possedere un cuore arcobaleno, il colore dei tuoi occhi deve provenire dal tuo cuore, altrimenti come faresti ad avere degli occhi così?”. “Capisco” rispose Melia, la giovane non aveva mai associato il colore dei suoi occhi a quello del suo cuore, ma forse era proprio come affermava lo spiritello. “Caro Spiritello io non so dirti se il mio cuore sia arcobaleno come i miei occhi, potrebbe essere come tu dici, ma posso dirti però una cosa.” Lo spiritello si fece tutto orecchie. “Devi sapere”, continuò la ragazza, “che io non sono nata con questi occhi, quando ero più piccina avevo degli occhi normali. Crescendo, poi, i miei occhi hanno iniziato a dipingersi dei più svariati colori. Con lo scorrere del tempo capii il perché di quel che mi accadeva. I miei occhi si arricchivano dei colori di tutti i bei luoghi che visitavo ed esploravo, delle persone che conoscevo, dei racconti e delle canzoni che ascoltavo, delle emozioni che provavo. Ogni scoperta, conoscenza, avventura, trepidazione imprimeva una nuova diversa sfumatura ai miei occhi. Succede così ancor oggi”. Lo spiritello ascoltate quelle parole le disse “Ma quindi anche io posso avere un cuore e degli occhi arcobaleno, proprio come te!”. “Beh penso di sì” rispose Melia. “Anche se non ho la certezza che i miei occhi cominceranno a colorarsi come i tuoi vale la pena tentare non trovi?” continuò lo spiritello. “Ben detto” rispose la ragazza. “È da molto tempo che non esco da questo bosco, solo ora me ne rendo conto, è tempo di partire! Vado subito a preparare i bagagli”. I due si sorrisero. “Grazie per aver condiviso con me il tuo segreto ragazza dagli occhi arcobaleno”. Lo spiritello indicò a Melia una scorciatoia per tornare a casa più in fretta. I due si salutarono con affetto e l’essere del bosco promise alla ragazza che le avrebbe spedito una cartolina da ogni luogo che avrebbe visitato e le avrebbe scritto di tutte le sue avventure e nuove amicizie. Non appena si ritrovò fuori dal bosco Melia si mise a correre verso casa. Non era poi così tardi, se si fosse sbrigata sarebbe arrivata puntuale agli allenamenti. Si sarebbe riposata più tardi, già sapeva come: si sarebbe sdraiata sul letto, avrebbe aperto il libro da poco ricevuto in regalo dal nonno e avrebbe tentato di imparare il nome di qualche nuova specie di farfalla fino ad addormentarsi. 

  


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