#Eccetera - Libri e film per genitori X

Dunque, per «genitori X» Momo intende qualsiasi genitore (femmina, maschio, tutti e due, nessuno dei due, un po' uno un po' l’altro, elefante o farfalla, a colori e/o in bianco e nero, eccetera eccetera).
Proprio ai genitori X (anche detti: genitori eccetera), quotidianamente alle prese con i piccoli mostri (le incantevoli creature dell’orrore, i demoni ingoia tempo&sonno, eccetera) è dedicata questa rubrica di recensioni di libri, di film, e di eccetera.
[A cura di uno dei tanti genitori X].

"Figli" della precarietà

Figli

di Mattia Tombolini

 

Ieri sera sono finalmente riuscito a vedere Figli, scritto da Mattia Torre.

Figli è un stralcio di realtà pura, incredibile.
Un film da vedere ridendo dall’inizio alla fine ma che lascia tanti pensieri in testa. Mattia Torre, nella sua sceneggiatura piena di dialoghi comici irresistibili, descrive vari prototipi di genitori e forme diverse di genitorialità. Chiunque ha visto questo film avrà riconosciuto in questi esempi molte coppie di suoi amici. In questa storia escono fuori tutte le difficoltà, le contraddizioni, i problemi esistenziali e soprattutto esplode una domanda a cui non c’è risposta: perché fare i figli?

Questo film mi ha subito riportato alla recente lettura di Contro i bambini di Rosalba Santoro (libro consigliato) nel quale l’autrice, nonostante l’amore per i bambini e il valore del suo lavoro di insegnamento, argomenta con pienezza il motivo per il quale lei stessa ha scelto di non averne, perché lei credeva non vi fosse alcun senso né bisogno. Da una parte la natura non lo richiede – al contrario sembra averne abbastanza dell’essere umano – dall’altra l’umanità non è poi una così bella prospettiva attraverso cui pensare la vita. Ma lei – Rosalba – si spinge oltre, ne parla partendo dalla ricerca di senso di un essere umano bambino inserito in un contesto sociale, determinato, ovvero: a quale scopo si nasce, per fare cosa?
Domande aperte a cui ognuno risponde come vuole.

Io ad esempio ho molti amici che fanno figli o li hanno fatti (o li faranno). Una buona parte di questi li considero dei pazzi totali. Ad alcuni avrei consigliato di fare altro. Altri ancora fanno i figli per puro individualismo o per accontentare qualcun altro, per mettere la spunta nelle cose da fare per forza nella vita. Pochi e bellissimi sono i “figli dell’amore” fatti anche perché “se non li famo noi li fanno solo loro” cioè il nemico, e questa è in realtà la forma del fare figli che più mi pare sensata.

I figli dell’amore, appunto…
Quelli per i quali abbiamo pensato Momo. Certo noi speriamo che i nostri libri arrivino a tutti i “poveri” figli che dovranno orientarsi in questo tremendo mondo, molto oltre i propri genitori e le loro motivazioni.

Tornando al film con Mastandrea e la Cortellesi. Mi pare che il punto centrale di questo film non sia tanto la genitorialità ma – finalmente, e ancora una volta – la precarietà.
Ancora una volta si affronta il tema delle generazioni X e Y, cioè di quelle che vivono dentro questa condizione ormai cancellata dall’orizzonte sociale del paese, tanto delle sue leggi e normative, quanto dai suoi film e serie tv, quiz e telegiornali. Un momento fondamentale – in cui veramente esce fuori tutto il genio di Mattia Torre (ah quanto già ci manca) – è il dialogo tra Sara (Paola Cortellesi) e sua mamma, in cui finalmente anche “i vecchi” si mostrano per quello che sono e ammettono – sia pure solo per un momento – di condurre una silenziosa e quotidiana battaglia contro tutte generazioni che vengono dopo di loro. Finalmente essi vengono mostrati come la generazione che, per eccellenza, più di tutte se ne è sbattuta, di tutto e di tutti, tranne che di sé stessa.

Questo film è un trattato sulla condizione della precarietà, sulla tentazione di buttarsi dalla finestra – di evadere da tutto – ma comunque, alla fine, di resistere e andare avanti. Per provare oggi a fare una vita come quella dei nostri nonni non basta essere supereroi, i precari e le precarie hanno bisogno di inventarsi un nuovo modo di vivere.

Grazie Mattia Torre, ancora una volta.


A Momo piace...
A Momo piace la rete.
Momo adora Internet, «the net», 1.0, 2.0, 3.0 e così via…
A Momo piace fare surf dentro ai flussi della rete, direttamente sui fili della rete, attraversando la ragnatela di Internet, schivando i predatori, tendendo mani, facendo circolare acqua fresca e pulita.
Momo adora Internet, le nuove comunicazioni, quelle weird e quelle antiche.
Momo adora – anche e soprattutto – i problemi della rete, le cose che non funzionano, la rete quando è «in crisi».
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